martedì 11 maggio 2010

Come vengono tutelati i nostri diritti?

Lo stesso Stato che giustamente pubblicizza la raccolta differenziata perché bisogna pensare al futuro, con l'ausilio del segreto militare, quindi a nostra insaputa, seppellisce accanto alle nostre case le scorie nucleari che causeranno danni gravissimi alla salute per millenni.

Questo perché il "rischio é accettabile" rispetto ai benefici economici che ne avranno pochi e all'utilizzo che si farà dei prodotti della lavorazione dei materiali radioattivi.

Nel caso che ho citato sopra, la contraddizione é solo apparente perché la raccolta differenziata procura entrate più consistenti a comuni e a privati e dietro il nucleare ci sono interessi enormi che coinvolgono i governi e la criminalità.

Quando si é presentato il problema dell'influenza suina, l'H1N1, chi ha il dovere di diffondere informazioni veritiere non ha pensato un attimo a gridare alla pandemia per promuovere la vendita e l'utilizzo di farmaci pericolosi o che dovrebbero trovare un utilizzo sporadico, come il Tamiflu.

Tra l'altro, la “non pericolosità” del vaccino contro l'influenza suina é stata testata dalla casa farmaceutica che lo produce, il che é una grossa irregolarità.

Da questo contesto emerge uno stretto legame tra politica e aziende che va molto oltre l'Italia e la politica italiana.

Dunque, visto che al politico e all'imprenditore non interessano né la nostra salute, né il nostro futuro, ma il nostro consenso e il nostro denaro, dovremmo pensare noi stessi quale sia il modo migliore per tutelare i nostri diritti e quelli dei nostri figli.

Dovremmo chiederci, ad esempio, quali aiuti vengano dati a una donna che vuole portare avanti una gravidanza.

Oggi diciamo che l'aborto é un diritto, ma le statistiche svelano che, a ricorrere all'aborto, sono le donne meno informate o quelle che vivono le condizioni economiche e sociali peggiori.

Mi chiedo in che modo sia tutelato il diritto di una donna che é costretta ad abortire perché ritiene di non avere le risorse economiche per allevare un figlio, non ha un lavoro, non c'é un asilo dove poterlo lasciare, non può permettersi nessun collaboratore.

E lo Stato sperpera il denaro pubblico mentre si potrebbero creare asili nido, si potrebbero dare contributi alle aziende che vogliono creare dei locali per accogliere i figli dei dipendenti al loro interno.

Ma intanto ci hanno fatto credere che abortire é un diritto, poi non importa né sapere chi ricorre all'aborto, né cosa succede nelle cliniche.

Ogni donna, ogni persona dovrebbe pensare al modo in cui e se il proprio diritto é davvero tutelato.

L'interruzione di gravidanza non é un modo per gratificare la propria femminilità, ma é una scelta dolorosa, perchè la donna deve sopportare sofferenze fisiche e psicologiche.

Interrompere la gravidanza con l'aborto chirurgico o con la pillola abortiva conviene a chi riceve sovvenzioni e risorse per l'intervento e per le sperimentazioni, conviene a chi produce la pillola, certamente non conviene a quelle madri che non trovano altra soluzione oltre all'interruzione di gravidanza e che sono costrette a provare dolore per quella scelta.

Per tutelare la salute fisica e psicologica della donna lo Stato dovrebbe investire innanzitutto in informazione, sia sull'aborto che sulle alternative, dovrebbe investire in prevenzione e in ricerca per scoprire cosa determina una certa combinazione genetica piuttosto che un'altra, si dovrebbe pensare a un organismo, naturale o artificiale, che ospiti l'embrione se una donna che vuole un figlio non può portare avanti una gravidanza per motivi di salute.

Non é fantascienza, gli studiosi ci stanno pensando.

Il diritto che dobbiamo rivendicare non é quello di sopprimere i nostri figli , ma quello di ricevere tutto il sostegno necessario e di avere strutture ed educatori qualificati per allevarli e istruirli.

Ultimamente qualche ministro ha fatto dichiarazioni sconcertanti lasciando pensare che verranno intaccati i diritti dei lavoratori, il diritto alla maternità, che é innanzitutto un dovere morale verso il figlio, un diritto di chi non può permettersi un collaboratore familiare.

Dovremmo riflettere ogni giorno su come vengono tutelati i nostri diritti, e rivendicarli.

Fino a ora ognuno di noi ha pensato alla propria casetta e adesso non abbiamo più neanche quella.

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