venerdì 12 febbraio 2010

Un futuro fosco

Tempo fa ho assistito a una situazione che mi è sembrata emblematica del nostro tempo: trentenni da una parte, sessantenni dall'altra.

I sessantenni discutevano e proponevano, i trentenni tacevano e sembravano non avevare nulla da replicare.
Uno solo dimostrava di provare rancore verso quella generazione che, a suo dire, ha creato un futuro fosco.

Ora è naturale che a periodi di forte espansione si alternino periodi di recessione, ma vale la pena di fare alcune considerazioni.

Innanzitutto, se viviamo in una società più libera e più ricca, dobbiamo qualcosa ai nostri genitori che hanno posto delle nuove questioni, esasperando però alcune idee e rigettandone completamente altre.

Ma la vecchia generazione ha anche creato delle correnti di pensiero che hanno incancrenito la società.

E quali sono le alternative proposte da chi oggi ha tra i trenta e i quarant'anni?

Hanno detto che tutto è relativo e che nel rispetto degli altri tutto è lecito.
Molti ricorderanno che, seguendo questa corrente di pensiero, alcuni hanno commesso efferati omicidi, proprio perchè la vittima era d'accordo.
E' indiscutibile che ci siano verità relative, ma esistono verità assolute, pilastri che si chiamano bene e male.

Hanno detto che Dio è solo una favola che l'uomo ha inventato per alleggerire l'esistenza e che le storie raccontate dalle varie religioni sono solo delle leggende, ma non si può vivere pensando che la vita avrà come fine il buio, l'uomo non può rimanere vuoto e senza speranza e l'universo è troppo immenso e troppo perfetto perchè Dio non esista.

Ci hanno detto che la famiglia è un'istituzione da superare e noi non siamo riusciti a controbattere che è il primo nucleo della società e che se è sana, tutta la società è sana.

Hanno detto che il lavoro doveva essere messo al primo posto e molti hanno rinunciato ai figli e a una nuova famiglia per costruire una carriera, ma che ne è stato di chi ha rinunciato agli affetti e non è riuscito a costruire una situazione economica più serena o di chi pur avendo una carriera brillante, sente un vuoto incolmabile che è dovuto alla carenza di affetti sinceri?
Non avremmo potuto fare carriera accettando dei nuovi affetti?
Le persone che hanno una vita affettiva appagante, non sono poi quelle che riescono in tutto e che rimangono stabili anche davanti ai fallimenti?

La mancanza di amore rende l'uomo più infelice che la mancanza di beni materiali che invece svuotano l'uomo come fa una calamita.

Ci hanno fatti studiare perchè non dovevamo svolgere lavori umili, eppure, anche se lo studio è fondamentale, ogni lavoro svolto con passione e competenza ha la stessa dignità di ogni altro.

Ci hanno detto che dovevamo viaggiare per lunghi periodi per vivere altre culture e aprire le nostre menti e noi non siamo riusciti a dire che anche se viaggiare è importante, lasciare i propri amici lascia un vuoto che non potrà essere colmato da nessun altro.

Amici. Anche i nostri genitori ci sono stati amici,
ma un amico è un amico, un fratello è un fratello, un padre è un padre.

No, noi non abbiamo fatto proprio nulla per creare alternative al loro futuro fosco.

Chi oggi ha trent'anni non ha nessuna certezza. Certezze ideologiche innanzitutto, certezze materiali in secondo luogo. Molti non hanno ancora una famiglia, non una casa, non un lavoro stabile, si dice che l'ascensore sociale si sia fermato.

I nostri genitori hanno rivendicato i loro diritti.
Noi, forse inebetiti dai programmi televisi, dal benessere, dall'amicizia dei nostri genitori, non abbiamo proposto alternative al futuro fosco che loro hanno creato.

Ora la società è cambiata notevolmente ed è ora di proporre alternative, di porre dei limiti e magari di rivalutare ciò che di buono c'era nella vecchia cultura che è stata rigettata.

Fino ad ora, in fondo, abbiamo ubbidito ai nostri genitori molto più di quanto loro abbiano ubbidito ai loro.

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