mercoledì 29 settembre 2010

lunedì 26 luglio 2010

Intervista a Valter Tarantini

INTERVISTA AD UN MEDICO ABORTISTA CHE SPIEGA, IN TUTTA ONESTA', ALCUNE VERITA' CHE NESSUNO VUOL SENTIRE: le donne che abortiscono di più sono istruite e danarose, infatti la vera causa degli aborti non é la povertà ma la banalità della vita

da Tempi

Dopo una vita spesa negli ospedali di tutto il mondo – oggi si divide fra la ASL di Forlì e una clinica svizzera. Valter Tarantini ha 61 anni, fa il ginecologo e dal 1978, anno in cui l’aborto divenne legge, pratica interruzioni volontarie di gravidanza. Ne ha fatte a migliaia: 300 l’anno circa. Quindi, più o meno, 10 mila in una vita. A lui la rivista Tempi ha chiesto che cosa è cambiato dall’entrata in vigore della legge.


DOTTOR TARANTINI, DALLA LEGISLAZIONE SULL’ABORTO AD OGGI SI DICE CHE LE RECIDIVE SIANO AUMENTATE. CONFERMA?

Oggi l’aborto non è più l’estrema ratio. Interrompere una gravidanza è diventato una cosa normalissima. Anzi, meno importante di altre. Prima lo si faceva per combattere la morale! Il frutto che vedo oggi è che la morale non c’è più, e che l’80% delle mie pazienti sono recidive. Ogni paziente ha avuto in media dai 3 ai 6 aborti. Ma ho incontrato anche una donna che era al quarantesimo aborto.


COME SPIEGA CHE TANTE DONNE PREFERISCANO L’ABORTO ALLA CONTRACCEZIONE?

L’aborto stesso con la 194 lo è diventato. Perciò dico che questa legge controlla le nascite, e che sbaglia chi dice che in grazia alla sua buona applicazione gli aborti sono diminuiti. Se li contiamo in rapporto ai bambini nati, si vede che non hanno fatto che aumentare.


QUINDI NON HA SENSO MIGLIORARE L’ACCESSO ALLA CONTRACCEZIONE PER LE DONNE?

Macché, le peggiori recidive sono ricche e istruite e sanno benissimo che cos’è la contraccezione. Ma per loro l’aborto è un fatto così banale, che è uguale a prendere la pillola. Ma c’è differenza! Anzi, per alcune è meglio. «Sa dottore, la pillola fa male. Mi fa ingrassare!». Siccome la contraccezione richiede impegno, l’aborto gli sembra più veloce ancora. Alcune avranno anche problemi psicologici, ma la maggior parte pensa solo alla cosa più comoda.


MA PERCHÉ, SE LE STATISTICHE MOSTRANO CHE LE RECIDIVE SONO IN AUMENTO, NESSUNO NE PARLA?

Perché sarebbe ammettere che il sistema sanitario italiano è fallito per colpa nostra. Invece, che la 194 sia un fallimento, è un’evidenza! Anche se applicassimo al meglio la prima parte potenziando la prevenzione e i consultori. Puoi cercare qualsiasi risoluzione, ma il problema è che se una non pensa che la vita del figlio sia più importante di tutti i problemi, non si risolve nulla. Prima, avere bambini, era tutto: i nostri vecchi davano la vita ed erano più contenti di noi. Mi chiedo perché sia sparito tutto questo, perché si sia perso il senso della vita. Le faccio degli esempi: una ragazza di 25 anni è arrivata con l’amica ridacchiando a chiedere l’aborto… Vedono il bambino nel monitor e iniziano a ridere. “Che carino! – dicevano – Guarda come si muove!”. Oppure, penso a una che mi disse: “Dottore, non è che mi lascia la foto dell’ecografia come ricordo?”.

Per non parlare delle domande più frequenti: «Dottore, era maschio o femmina? Quando posso avere rapporti sessuali? Quando posso mangiare?


VEDE DELLE SOLUZIONI?

Ho proposto a Gianfranco Fini e alla Lega di far pagare l’aborto, non nel privato, sennò ci speculerebbero sopra, ma restando nel pubblico. Non vedo infatti perché i contribuenti debbano pagare 1300 euro a una persona che non è malata, sta bene, non ha problemi.


COME GIUDICA LA VIA LOMBARDA DI STANZIARE FONDI PER I CENTRI DI AIUTO ALLA VITA?

Non risolve il problema! Quella economica è solo una motivazione in più, non la principale! Anzi, le ripeto, le più incallite sono le benestanti. Le extracomunitarie sono forse le uniche che sono dilaniate dal dramma. Le recidive poi, l’assistente sociale non la vogliono nemmeno vedere. Un figlio non lo tieni per un assegno, lo tieni per altro! Il problema è a monte. Il punto è il rifiuto della maternità.


SE UNA PAZIENTE RICHIEDE UN ABORTO PER MOTIVI INCONSISTENTI, LEI CHE È MEDICO NON OBIETTORE PUÒ RIFIUTARSI DI INTERVENIRE?

Se lo facessi finirei su tutti i giornali, che mi denuncerebbero, perché ho violato la legge! Formalmente una donna un motivo lo trova sempre. Tempo fa venne da me una coppia giovane e benestante che aveva deciso di abortire un figlio. Domandai perché. Mi risposero che era un po’ presto per avere figli. «E quando avete intensione di averne?», chiesi. «Mah, l’anno prossimo», risposero. E chiaro che in quel caso il motivo non sussisteva, ma ne hanno trovato uno. Ti dicono che sen on lo fai si buttano giù dalla finestra… che gli rovini la carriera! Per questo tanti (medici) hanno iniziato a fare obiezione. Scappano tutti!


MA LA RU486, NON PEGGIORA LE COSE?

È solo una conseguenza! L’aborto è un affare sporco che nessuno vuole più guardare! Né i medici, né la società, né le donne che non sanno più di che si tratta.


LEI AFFERMA CHE OCCORRE SCOPRIRE IL VALORE DELLA MATERNITÀ. LEI NON PUÒ AIUTARE LE DONNE CHE INCONTRA, IN QUESTO PERCORSO?

Ma non vede che sfascio? Penso che non servirebbe a nulla. prima c’erano gli ideali. La vita si dava per qualcosa. Oggi non interessa più nulla, se non il piacere passeggero, l’edonismo sfrenato! Mia madre invece mi ha voluto bene. Si faceva il mazzo per me, e anche a suon di schiaffi mi diceva cos’era bene e cos’era male.


E ALLORA, NON SAREBBE OPPORTUNO FARLO ANCHE CON LE SUE PAZIENTI?

Non so se mi ascolterebbero. Mi darebbero del rompipalle! Non basta nemmeno quando gli dico che il figlio è un bene sempre e comunque e che è vita dall’inizio.


SE PENSA A QUESTE COSE, PERCHÉ CONTINUA A PRATICARE INTERRUZIONI DI GRAVIDANZA?

Ho iniziato perché a 25 anni ho visto morire due donne per aborto clandestino. Non vorrei tornassimo a situazioni di questo genere. Lo faccio per quelle poche che mi sembrano disperate.


MA MAGARI LASCEREBBE UN SEGNO MAGGIORE SE, COME I SUOI GENITORI HANNO FATTO CON LEI, INDICASSE UN IDEALE PIÙ ALTO: QUELLO DEL VALORE DELLA VITA, INVECE CHE CORRERE AI RIPARI METTENDO A TACERE LE COSCIENZE?

Non so. Io non basto. Tutto il mondo continuerebbe a dire il contrario. Quest’epoca assomiglia all’Impero romano in decadenza con i barbari che avanzano. Noi, anziché combatterli, diventiamo come loro! Cosa posso fare io da solo, se smettessi di fare gli aborti?


CONCLUSIONE: I MONACI ALLA CADUTA DELL’IMPERO HANNO RICOSTRUITO TUTTO DA SOLI E RIEDUCATO PERSINO I BARBARI.

FORSE NOI CRISTIANI ABBIAMO CALATO LE BRAGHE. CI SIAMO VERGOGNATI DEL CRISTIANESIMO. UN TEMPO I CRISTIANI SI FACEVANO MANGIARE DAI LEONI. OGGI NOI SCAPPIAMO. UN TEMPO AMAVANO I FIGLI, OGGI LI UCCIDIAMO! FORSE IL “PROBLEMA A MONTE” SIAMO PROPRIO NOI. E I BARBARI, INVECE CHE CAMBIARE, ARRIVANO QUI, E CI TRASFORMANO LORO.


Fonte: Tempi, 17 giugno 2010

domenica 11 luglio 2010

Sarà per questo che si pubblicizza l'aborto in Inghilterra?

La Cina è vicina?

di Giorgio Mattiuzzo

Tutti i bambini nati in eccesso rispetto
a ciò che sarebbe necessario al mantenimento
della popolazione a questo livello debbono
necessariamente perire, a meno che per loro
non sia fatto posto dalla morte di persone adulte

Thomas Robert Malthus

La licenza di avere dei bambini
a piacimento è un qualcosa che
mi ha preoccupato per molto tempo,
a tal punto da suggerire [...]
una restrizione al diritto di avere un figlio.

Maurice Strong

Tra chi indaga i fatti mondiali cercando di vedere al di là del velo delle apparenze, ve ne sono alcuni che ritengono sia in atto da parte di importanti organizzazioni internazionali una strategia a lungo termine che ha come scopo la modifica delle attuali strutture politiche ed economiche globali, che starebbero portando l'intero pianeta verso la distruzione ecologica. Alla base delle questioni ambientaliste vi sarebbe il rapporto che il genere umano ha con l'ambiente che lo ospita, e quindi secondo queste visioni ecologiste l'umanità andrebbe drasticamente ridotta di numero per mezzo di politiche statali e sovranazionali di controllo delle nascite.

Non mancano in realtà le testimonianze di importanti personalità della scena mondiale a favore di una decrescita del numero di esseri umani sulla Terra, a favore di un rinnovato equilibrio tra Gaia (così viene definito il nostro pianeta, riprendendo un termine della mitologia classica), l'Uomo e le risorse naturali. Va da sé che per ridurre la popolazione umana si può operare soltanto in due modi. Aumentanto la mortalità o diminuendo la natalità. Per avere una riduzione sensibile della popolazione mondiale, è inutile dire che si può operare ...

... in uno dei due modi, o entrambi. O si provoca la morte di milioni di persone, o si impedisce la nascita di milioni di bambini. Genocidio o eugenetica.

La storia ci insegna che il genocidio e l'eugenetica non sono metodologie sconosciute a chi governa, e che il numero di nati e morti ha sempre esercitato un fascino perverso su certi governanti. Mussolini chiedeva agli italiani di fare figli, tanti figli, per poter un giorno schierare un milione di baionette sul campo di battaglia. Hitler era più linneiano, amava classificare gli individui in base ai tratti somatici, e aveva costruito il suo successo politico predicando la liberazione del suolo germanico dalla razza ebraica e la creazione di una pura razza ariana attraverso la selezione eugenetica. In Cina, ai giorni nostri, lo Stato impone alle donne di avere un solo figlio. E per chi trasgredisce non c'è pietà.

Tuttavia questi sono casi di dittature, di governi totalitari che si fondano sulla violenza e sulla coercizione. Queste cose non possono accadere anche da noi. Ma in Inghilterra sì.

Il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato una notizia quasi irreale. Secondo il giornale, lo Optimum Population Trust avverte che il Regno Unito ha assoluta necessità di diminuire il suo tasso di natalità e di portare le famiglie ad avere un massimo di due figli per evitare un futuro disastro ecologico. Infatti, secondo questo gruppo di studio, ogni frugoletto che nasce in Inghilterra costituisce un peso non sostenibile per l'ambiente.

Andando a visitare il sito di questo Optimum Population Trust scopriamo che è una associazione senza scopo di lucro, apartitica e apolitica, che non riceve finanziamenti dal governo ed ha sede in Inghilterra. Da quello che si può leggere nelle pagine del sito, si scopre che esso è “il più importante think tank del Regno Unito impegnato a studiare l'impatto sull'ambiente della crescita della popolazione” e che intende “promuovere ed incoraggiare la ricerca per determinare quali siano i livelli di popolazione umana ottimali ed ecologicamente sostenibili”.

L'articolo del Guardian ci informa di politiche di presa di coscienza da parte della cittadinanza riguardo a questi temi, e si focalizza sul problema delle giovani adolescenti che hanno bambini senza volerlo.

Ma il comunicato stampa dell'Optimum Population Trust dice qualcosa di profondamente diverso: “I Governi possono essere obblicati ad introdurre limiti obbligatori alla grandezza delle famiglie se non si intraprendono azioni urgenti per fermare la crescita della popolazione attraverso una pianificazione familiare volontaria”.

Come esempio di politiche efficaci vengono portate quelle dell'Iran e quelle della Cina.

Il rischio sarebbe molto alto. “Una combinazione di elevata popolazione e aumento dei livelli dei consumi significa che l'umanità attualmente sta eccedendo la capacità biologica della Terra del 25% ogni anno. Entro il 2050, quando si stima che la popolazione mondiale sarà di 9,2 miliardi – un incremento del di 2,7 miliardi rispetto agli attuali 6,7 – gli umani sfrutteranno la biocapacità di due Terre.”

“Senza prendere l'iniziativa, l'eccesso di umani – la prima causa di tutte le carenze di risorse – potrebbe far diventare alcune parti del pianeta inabitabili, con i governi spinti a misure di controllo della popolazione coercitive, come un male deplorevole ma minore rispetto a conflitti e sofferenza senza precedenti.”

Riportiamo alcune conclusione del rapporto del Trust:

*Ogni nazione, Regno Unito incluso, necessita di un politica della popolazione.

*Il Governo dovrebbe introdurre delle linee guida per le coppie perché si fermino a due bambini o perché abbiano un figlio di meno
[“have one child less” in inglese], e che vengano appoggiate dalle scuole, dai media e dai gruppi ambientalisti.

*Le pressioni politiche ed economiche per aumentare il tassi di natalità sono “semplicistiche senza speranza” e dovrebbero essere ostacolate. “Ben lontani dalla paura di “mancanza di bambini”, quasi tutte le nazioni possono accogliere tassi di fertilità al livello zero o inferiore”.


Sui libri di storia ci indignamo quando sentiamo parlare di politiche eugenetiche dei regimi fascisti. Al telegiornale ci indignamo quando sentiamo parlare di aborti obbligatori inflitti dalle autorità cinesi sulle donne. Ma quando queste cose avvengono in casa nostra, come reagiamo? E soprattutto, è sufficiente affermare che lo si fa per il bene dell'ambiente per accettare senza riserve un siffatta visione del mondo?

Giorgio Mattiuzzo (Pausania)

Fonti:

UK needs a two-child limit, says population report, The Guardian Unlimited, 11/7/2007.
Compulsory limits on births “may become unavoidable”, OPT News Release, 11/7/2007.
J. Gillebaude, Youthquake. Population, fertility and environment in the 21st Century, OPT 2007.

Fonte: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=1921

sabato 3 luglio 2010

La politica del figlio unico in Cina

Un dossier della Laogai Foundation del dissidente Wu denuncia crimini e crudeltà della politica del figlio unico Negli atti ufficiali dei municipi si cantano le lodi dell’eugenetica. Sembrano carte naziste - «Le donne in età fertile con un figlio devono sottoporsi all’inserimento chirurgico della spirale entro 2 mesi dal parto. Quelle che non lo faranno entro 4 mesi saranno sterilizzate senza eccezioni». Siamo in Cina, e questo è il comma «A» dell’art. 2 delle Direttive per migliorare la realizzazione degli obiettivi di pianificazione familiare, emesse il 1° gennaio 1996 dall’Ufficio per la pianificazione familiare della città di Yonghe. È solo uno di molti documenti vigenti nella Cina postcomunista che celebra ora i 60 anni di vita mostrando al mondo i muscoli militari; la Cina di oggi, impenitente e solo ristrutturata, straordinario e riuscito caso di perestroika che paghiamo noi acquistando merce o taroccata o cheap frutto del lavoro schiavistico di migliaia di campi di detenzione. Eccone un altro: «In ottemperanza», bla bla bla, «città, municipi e unità di lavoro devono vigorosamente darsi da fare per fare pubblicità e diffondere le conoscenze di base dell’eugentica, della ginecologia, dell’ostetricia e della pediatria». Eugenetica! E non è Adolf Hitler, grande fan di quella «scienza nuova» fondata da Sir Francis Galton, cugino di Charles Darwin, ma il punto 5 del capitolo III, dei Provvedimenti del Governo del popolo della contea di Wuqing in relazione alla completa applicazione delle norme del Municipio di Tianjin (1991) sulla pianificazione familiare. E un altro: «Per migliorare la qualità delle statistiche della pianificazione familiare, per porre fine a rapporti artefatti o non consegnati, per assicurare l’autenticità dei dati statistici demografici, per ubbidire allo spirito di ricerca della verità, riportare la verità, dire la verità, per la crescita di tendenza positiva nei dati sulla sanità, per migliorare lo stile di lavoro in modo pratico ed efficiente, per migliorare le nostre attività di pianificazione familiare, basandoci sui dati delle nostre ricerche, abbiamo deciso di creare un sistema informativo remunerato con lo scopo di scoprire le omissioni e i dati nei rapporti di nascita, i primi matrimoni, le donne fertili fuori controllo ecc.» (Avviso sulla creazione di un sistema di informazioni retribuite, Quanzhou, 1998). Assoldano spie.
Leggo tutto nel libro “Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina” (Guerini, Milano, pagg.186, euro 21,5) prodotto dalla Laogai Research Foundation di Washington e in edizione italiana curato da Francesca Romana Poleggi e Antonello «Toni» Brandi, infaticabile presidente della sezione italiana della Fondazione. Che di suo è quella preziosissima, creata e diretta da Harry Wu, classe 1937, dissidente cinese che si è fatto la bellezza di 19 anni nei lager del comunismo asiatico, appunto i laogai. I cinesi sono oggi un miliardo e 300 milioni. Troppi per il governo, che sembra avere imparato a memoria la lezione settecentesca del reverendo anglicano Thomas Robert Malthus stando al quale la cara vecchia Terra non ce la farebbe a stare dietro a tutte le bocche da sfamare. O quasi. Nonostante i neomalthusiani, infatti, Malthus proponeva solo la paternità responsabile, ovvero l’astinenza; non certo la sterilizzazione di uomini e donne trattati alla stregua di bestie, o l’aborto coatto. Peraltro, detto tra noi, Malthus, ha cannato alla grande ogni valutazione, come documentano studiosi di tutte le estrazioni, persino nelle austere aule della Banca Mondiale. Evidentemente, però, in Cina queste sono sottigliezze. Tant’è vero che impera il rigido criterio politico dell’una e una sola creatura per famiglia, il resto in pattumiera. Oltre il primogenito, infatti, anzi l’unicogenito, lo Stato-partito costringe le donne all’aborto; se però il nascituro è femmina (le donne sono ritenute di scarsissimo valore sociale), scatta l’aborto eugenetico anche alla prima gravidanza. Qualora qualcosa sfuggisse, sarebbero dolori: arresti per le madri, i padri e i parenti, vessazioni, persino torture. All’inizio, dopo aver fondato il 1° ottobre 1949, la comunistissima Repubblica Popolare Cinese, Mao Zedong si mise a predicare un «andate e moltiplicatevi» funzionale alle strategie espansionistiche e produttive dell’epoca (più la necessità di ripianare i buchi demografici dovuti alle guerre civili e alle lotte interne). Un po’ Mao s’ispirò all’Unione Sovietica staliniana che premiava le «madri patriottiche». Ma nel 1953 il censimento contò 600 milioni di abitanti, troppi da seguire, controllare, punire. Nel mezzo ci mise lo zampino pure l’«economista» Ma Yinchu, che scrisse, lo fanno tutti, un libro, “Il controllo della popolazione e la ricerca scientifica”. Se qualcuno ha presente cosa successe in Urss quando l’agronomo staliniano Trofim D. Lysenko applicò il lamarckismo alla coltivazione del grano, capisce bene cosa succede quando certa gente usa la parola «scienza». La ricreazione cinese finì allora nel 1964 quando il Pc cambiò rotta creando la Commissione per la pianificazione familiare, presentata come un invito alla sorveglianza demografica volontaria. Solo che i cinesi non ascoltavano, e figliavano, e così a partire dal 1979 il controllo della popolazione è divenuto obbligatorio. E vige ancora oggi, dal 2002 solo formalizzato, razionalizzato con apposita legge. Il libro della Laogai Foundation produce documenti a valanga. Dalle cellule locali di partito dipendono il bello e il cattivo tempo. Se un secondo figlio scappa alla programmazione, lo si finisce in fretta dopo il parto. L’unica eccezione sono certe zone rurali del Paese, dove alle coppie è consentito avere un secondogenito se il primo è nato, che rogna, femmina... Quelli che scampano al boia alimentano il commercio degli infanti. Nel marzo 2003, 28 bimbe sono state rinvenute in autobus in viaggio dal Guagxi all’Anhui. «Le neonate erano drogate e rinchiuse dentro borse di nylon». Alla mal parata ci sono i tuguri detti «orfanotrofi della morte» dove finiscono di preferenza le bimbe, sempre loro, e gli handicappati. E i feti dei bimbi abortiti? Scatenate l’immaginazione. Il cannibalismo dell’era maoista è oramai ampiamente documentato in diversi testi seri (non tradotti), e non solo per fame, ma pure per rito: mangiare i «nemici del popolo» è umiliarli e vincerli in eterno. Che però ciò avvenga ancora oggi, e a danno di bimbi, per di più abortiti, è raccapricciante. Il libro della Laogai Foundation pubblica un ennesimo documento, timbro rosso e intestazione dell’Ospedale ostetrico e ginecologico di Nanjiing, un foglietto con su scritto: «Il presente buono non è in vendita. Vale una placenta. Scade il 13/12/1997». Cannibalismo legale. I lavoratori degli ospedali che hanno accesso alle placente spesso le mangiano. Dicono sia «cibo salutare ed energetico». Non perdetevi il settimo capitolo di “Strage di innocenti”, dove si racconta che l’Unfpa, l’agenzia Onu sulla popolazione mondiale, appoggia, finanzia e tace, così come pure gli Stati Uniti, con George W. Bush jr. no, ma con Bill Clinton prima e ora Barack Hussein Obama sì.

Marco RESPINTI

sabato 26 giugno 2010

Risposta alle polemiche di un gruppetto di femministe

Quello che mi chiedo oggi é come si possa parlare male di una persona per partito preso o per sentito dire, senza conoscerla, senza conoscerne il pensiero, senza avere informazioni di prima mano, senza avere mai letto un brano scritto da chi si sta contestando.

"Tale Maria Gangemi" aveva segnalato da tempo che la pillola abortiva é superata all'estero e che é stata introdotta in Italia solo per supportare l'industria farmaceutica.

R
icordo ancora che l'Italia ha una tradizione culturale ricca e antichissima e, sebbene sia lodevole studiare come si vive all'estero e confrontarsi con gli altri paesi, bisogna sempre tenere a mente che in nazioni che si professano civilissime é ancora in vigore la pena di morte.

Dunque non tutto ciò che si fa fuori dall'Italia é più giusto, più democratico, più civile.
Ci sono paesi che nel silenzio si sono macchiati di crimini gravissimi nei confronti dei propri cittadini (D'Antonio Michael, La rivolta dei figli dello Stato, Fandango ISBN 8887517584).

Ricordo anche che questo blog si chiama "Riflettendocisu" e ne ho enunciato lo scopo nel primo post.
Non propongo verità assolute, ma inviti alla riflessione su determinati argomenti.


Il post che viene contestato nella discussione a cui rispondo é inoltre ben documentato.

Ho riportato diverse fonti tra cui alcune cattoliche che ritengo attendibili.

Ho tenuto conto che per quanto ci si sforzi di essere obiettivi, alla fine ogni testo si concretizza in un punto di vista.
Ci sono libri che per motivi ideologici escludono la consultazione di alcune fonti o glissano su determinati argomenti.

Non credo che esistano fonti non manipolate.

Dopo avere consultato diversi libri, sono giunta alla conclusione che nel lungo percorso che ha portato alla legalizzazione dell'aborto un ruolo decisivo sia stato svolto dalla preoccupazione per l'incremento demografico e dall'eugenetica.

Medici e scienziati sanno benissimo che l'embrione é vita dall'inizio, ma non si fa nulla di serio per evitare l'aborto proprio per i motivi citati sopra.

A noi europee hanno insegnato che interrompere la gravidanza é un diritto, altrove le donne vengono costrette alla sterilizzazione o all'aborto.

Come persona che pensa, in questo diritto non ci credo.
Voi femministe siete libere di credere che lo sia e rimanete libere di esercitarlo.

Io penso che tutte le vite siano degne di essere vissute, ma non ho mai giudicato nessuno.
Rispetto gli altri punti di vista, continuo a confrontarmi con gli altri e non mi nascondo dietro un nickname.

Quello che mi chiedo ancora una volta é quante donne sappiano cosa sia un aborto.

A chi mi ha criticata rispondo che
purtroppo c'é gente che spesso, dietro la parvenza di una cultura vastissima, nasconde l'incapacità di esprimere opinioni proprie.

Così si può leggere e imparare tantissimo senza capire ciò che si sta apprendendo o si può arrivare a criticare qualcosa o una persona senza motivi validi o per sentito dire.

Le idee politiche possono imprigionare le menti e privarle della capacità di valutare idee diverse, quanto e ancora più dei dogmi religiosi.

Concludo dicendo che i popoli che uccidono sistematicamente i propri figli sono destinati a estinguersi.

Come ho detto altrove, per quanto gloriose possano essere le nostre vite, i figli sono tutto ciò che rimarrà di noi.





sabato 12 giugno 2010

L'imbroglio dei capitalisti



In grassetto i link alle fonti dell'articolo, altri documenti nella colonna a destra



Sappiamo bene che
la storia é scritta dai vincitori e dai potenti.

Le élite scrivono i libri e promuovono delle idee che di epoca in epoca diventano dominanti.

Forse é stato così anche per la storia della legalizzazione dell'aborto e per la creazione del consenso sulle masse.

Ufficialmente le donne meritavano di essere liberate e gli aborti clandestini erano un grave problema sociale.

Noi ci siamo chiesti come mai, se interessava tanto la salute della donna, non si sia cercato in nessun modo di rimuovere le cause che portano all'aborto che é doloroso per la donna.

Così abbiamo fatto delle ricerche per conto nostro sul web.

Ed ecco cosa abbiamo appreso: sembra che fin dall'Ottocento gli economisti ritenessero preoccupante l'incremento demografico perchè le risorse non sono infinite.

Intanto però, soprattutto all'inizio del Novecento, sia in Italia che in Cina ad esempio, servivano soldati e le donne venivano spinte a procreare.

All'inizio degli anni settanta si fecero degli studi.

Nel 1972 il Club di Roma, un'associazione che contava tra i suoi membri altissimi esponenti politici, economisti, ecc. commissionò un libro: "I limiti dello sviluppo" (cattiva traduzione per "i limiti della crescita").

Attraverso questi studi si stabilì che capitalismo e aumento demografico non andavano d'accordo.
Il modello consumistico promosso dalle multinazionali, avrebbe esaurito presto le risorse del pianeta per cui era necessario porre limiti all'aumento demografico.

Il Club di Roma raccomandava l'aborto di massa.

Bernard Nathanson racconta che, per evitare lo scontro con l'opinione pubblica, furono falsificati i sondaggi sul consenso alla legalizzazione dell'interruzione di gravidanza e si gonfiarono i dati relativi all'aborto clandestino.

Fu anche diffusa l'idea che fosse solo una parte dei cattolici a non essere d'accordo con quella legge.

La campagna abortista fu finanziata dai Rockfeller che investirono in cliniche abortive.

L'aborto divenne così legale.

Per quello che riguarda l'Italia, ci sono documenti redatti da persone che fecero "scuola" alla Bonino e che parlavano di sterilizzazione obbligatoria e limite di figli per coppia.

Nel 1979 intanto, un gruppo di sconosciuti commissionò le Georgia Guidestones, un monumento su cui molto si é discusso, sul quale si riportano delle linee guida tra cui:
1.Mantieni l'umanità sotto i 500 milioni in perenne equilibrio con la natura
2.Guida saggiamente la riproduzione, migliorando salute e diversità
3.Unisci l' Umanità con una nuova lingua viva

Le origini del monumento sono misteriose, ma é interessante notare che chi lo commissionò non di curò dei costi, a dimostrare che l'idea del controllo demografico era diffusa tra chi, possedendo risorse, poteva influenzare la politica.

Ma questa, forse, é una storia diversa.

In ogni caso, alla luce di quanto abbiamo riportato e secondo quanto dicono gli scritti di Nathanson, sembra che la mentalità abortista sia stata creata e promossa dalle élite per controllare la crescita demografica e arricchirle ulteriormene.

Alle multinazionali questo modello sociale, con le masse che vivono la sessualità liberamente, conviene.

Compriamo i loro anticoncezionali, le loro pillole, il Viagra, abortiamo nelle loro cliniche e così diventiamo i finanziatori delle politiche e delle misure per il controllo demografico.

E' scandaloso quanto accade in Cina da anni.

Le donne vengono sottoposte ad aborti forzati fino al nono mese, vengono tirate fuori dalle case dagli "impiegati statali" e i neonati vengono uccisi a calci.

E tutto nel silenzio, mentre la campagna abortista cinese é stata finanziata anche dall'Unione Europea guidata da Prodi.

E così mentre cerchiamo batteri su Marte, perchè quella é vita, ci hanno insegnato a non considerare vita gli embrioni umani.

Tutto quadra: é l'ennesimo trionfo del capitalismo sulle masse.

giovedì 10 giugno 2010

Le creme di Frankenstein

E' risaputo che le multinazionali si arricchiscono a spese di tutti, influenzano la politica, distruggono l'economia locale, le risorse del pianeta e purtroppo é praticamente impossibile boicottarle.

Così, nonostante le proteste, da tempo indossiamo abiti realizzati all'estero con l'etichetta "made in Italy" e mangiamo cibi OGM a nostra insaputa.

E se non é facile essere certi di quali sostanze vengano utilizzate per colorare gli abiti e di cosa finisca nei nostri piatti, ancora più difficile é sapere cosa ci venga iniettato come vaccino o cosa utilizziamo per rinvigorire la nostra pelle.

Ho letto un libro disponibile online e mi sono chiesta perchè siamo tanto turbati dall'Olocausto con i suoi esperimenti sugli esseri umani.

Probabilmente solo perchè é attribuibile a popoli nemici perchè gli esperimenti sugli esseri umani sono stati fatti anche su cittadini americani negli anni cinquanta e sessanta (i figli dello stato venivano nutriti con cereali radioattivi) e molto probabilmente si continuano a fare nel silenzio.

Ecco invece cosa dice il libro che ho letto di recente:

"Il 17 marzo 1996, una domenica, la televisione francese ha diffuso in rete nazionale un’emissione intitolata: “Gli embrioni umani sono utilizzati nel mondo”."

La stessa trasmissione precisava cosa accadeva dopo l'aborto a nascita parziale:

"Il medico perfora il cranio presso la nuca, vi introduce un tubo e gli aspira il cervello. Un momento prima che il cranio sia vuotato del suo contenuto, il corpicino smette di agitarsi. Finito di succhiare, il medico tira fuori il corpicino e lo smembra. Separa le parti negoziabili, specialmente il cervello, e le confeziona non dimenticando di menzionare la garanzia: “In stato di vita”."

Quindi, sempre secondo questo libro, i resti utilizzabili vengono selezionati e venduti a industrie farmaceutiche e di cosmetici oppure ad istituti di ricerca.
Nel duemila questo mercato fruttava già un miliardo di dollari americani.

"Certe cliniche consigliano la donna gravida di ritardare l’aborto. Fanno questo con lo scopo (non espresso) di ricevere bambini ben sviluppati, con organi funzionali, in perfette condizioni. "

"Il bimbo subirà uno di questi tre trattamenti :

Trattamento No 1 : Il piccolino verrà tagliato a pezzi appena il suo cuore avrà cessato di battere. Per far sì che il cuore del bambino cessi di battere è necessario che un’offesa mortale sia portata contro di lui. A seguito di tale offesa egli sarà sezionato per dar modo al medico abortitore di selezionare l’organo o gli organi che gli sono stati richiesti. Questi organi saranno eventualmente omogeneizzati con gli ultrasuoni, ed infine congelati. La spedizione si farà in cassa frigorifera, e tale cassa sarà accompagnata da un’etichetta che garantirà il prodotto con le parole: in stato di vita (Queste parole significano che il “prodotto” è stato prelevato dal seno materno “in stato di vita”).

Trattamento No 2 : Il piccolino sarà immerso vivo in un liquido ultra-refrigerato (Si pensi all’azoto liquido), ed il resto si farà come sopra descritto, spedizione compresa.

Trattamento No 3 : Il piccolino, che non ha nome, viene mantenuto in vita fino all’età di un anno o due, per poi essere soppresso. In che modo viene egli mantenuto in vita fino all’età di un anno o due? Facendolo vivere al riparo da ogni tipo di batteri, dentro una “campana sterile fatta di vetro”. In questo modo il suo organismo non contrarrà micro organismi e non genererà anticorpi, ed i suoi organi potranno essere utilizzati senza provocare crisi di rigetto. All’età convenuta, il bambino senza nome sarà “sacrificato” per i suoi organi divenuti ultra preziosi. In generale il medico che si occupa di mantenere in vita il piccolino dentro la campana di vetro non è quello che si occupa della chirurgia, ma un altro."

"C’è un settore sfruttato commercialmente che forse sorpassa gli altri per la sua estensione: quello delle pomate antirughe. Per dare ai laboratori la possibilità di confezionare queste pomate, le cliniche abortistiche procurano ai laboratori bio-estetici grassi, fegato, bile, timo, milza, placenta, tutte sostanze estratte da corpicini di sei mesi o più. Sia gli organi che i loro estratti possono essere conservati nel freddo “profondo”, poi stabilizzati, e quindi mescolati a pomate da mettere in vendita con la scritta “pomate rivitalizzanti per la pelle ed il seno”. Negli anni sessanta e settanta queste pomate erano vendute come dei composti fatti a base di “estratto di placenta”. La placenta è una cosa che dopo la nascita del bambino non ha più nessuna utilità, ma la dicitura “preparato a base di estratto di placenta” lasciava indovinare il vero contenuto di queste pomate, che con il moltiplicarsi degli aborti oggi diventano sempre più comuni. Questi fatti avvengono in quei sette paesi “ricchi e civilizzati” ai quali noi occidentali apparteniamo. Anche se gli aborti effettuati annualmente in questi paesi già si contano a milioni, ciò non basta. I nostri paesi occidentali importano da altri paesi, quelli in via di sviluppo, grosse quantità di estratti ottenuti con le tecniche abortive sopra descritte. E dato che noi occidentali siamo i titolari di suddette tecniche, questo ci permette di rivendere ovunque e con profitto i prodotti finiti."

Quindi il bambino il bambino in gestazione viene trasformato in un prodotto di consumo e le donne in campi di coltura della materia prima.
Una maniera di sfruttare le donne ed i loro figli, inventata dalla nostra “civilissima civiltà”.

Non so quanto sia datato questo testo, ma é solo di pochi anni fa la notizia che in Cina i cadaveri dei condannati a morte e i feti trovano diversi utilizzi tra cui l'industria cosmetica.

Ora dato che, per risparmiare, le aziende occidentali acquistano molte delle materie prime in Cina, cosa ci impedisce di pensare che in un mix di aromi naturali utilizzati da un'industria europea per realizzare creme e maschere per il viso non ci siano anche il tipo di prodotti cinesi citati sopra?

E chi ci da la sicurezza che in tutte le cliniche occidentali i rifiuti ospedalieri derivanti dagli aborti siano smaltiti sempre in modo diverso?

E' sempre di qualche anno fa la notizia che le industrie francesi acquistavano questo tipo di materie prime dalla Russia e da altri paesi (quali?).

Facendo altri tipi di ricerche, ho scoperto un libro commissionato nel 1972 dal Club di Roma, un'organizzazione composta da scienziati, economisti, uomini d'affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali, capi di stato.
Il libro afferma che il capitalismo e questo modello consumistico di società non sono conciliabili con l'aumento demografico.
Così il Club di Roma raccomandava l'aborto di massa.

Dunque non é un caso che in un momento di forte espansione come quello che si viveva negli anni settanta, fu sancito un "diritto" come quello di abortire.

Ecco quindi quali sono i nostri diritti e come vengono tutelati.

Il rispetto degli altri e del pianeta si sarebbe conciliato con lo sviluppo e la crescita demografica ma non ce l'hanno insegnato perchè "l'élite" non ne avrebbe tratto profitto.

Si é usato il petrolio, il nucleare e si sono cancellati dai libri i nomi di scienziati eminenti come Tesla a cui dobbiamo tutto ciò che utilizziamo oggi, perchè proponevano fonti di energia pulita, ma dalla quale non si poteva trarre profitto.

Così, nonostante ci abbiano convinti che uccidere i nostri figli é un diritto, questo modello di società continua a non conciliarsi con lo sviluppo sostenibile.


venerdì 4 giugno 2010

Quel senso di solitudine interiore

Oggi abbiamo ricevuto un'altra lettera di Lucia che ci ha scritto ancora per raccontarci un'altra storia, quella di "Rossella", una ragazza emarginata fin dall'infanzia per problemi familiari.

Rossella si é trovata a interrompere una gravidanza per compiacere il suo compagno, ma in seguito ha dovuto affrontare da sola le conseguenze di questo gesto.

Forse Rossella non é mai stata fisicamente sola, ma quella che leggerete é la storia di una ragazza che ha cercato in tutti i modi di farsi amare ed accettare e che nonostante questo, probabilmente non si é mai sentita né amata, né accettata, né compresa.

E' la storia di una ragazza che ha vissuto per molto tempo un senso di solitudine interiore.




Conoscevo Rossella fin da quando era bambina, la sua era una famiglia di quelle "difficili", di quelle che la società emargina.

Sia lei che i suoi fratelli furono ospiti di un'istituto di suore battistine che si occupava di minori in difficoltà sin dagli anni '50 (ora è diventata una struttura alberghiera gestita sempre dalle suore!).

Un giorno incontrai Rossella in un ambulatorio dove aveva appena fatto un prelievo e le chiesi come mai si fosse sottoposta a quelle analisi.

Rossella abbassò lo sguardo e inventò una scusa, poi mi raccontò di convivere con un giovane già separato che sapevo aveva avuto problemi di tossicodipendenza.

Scappò via subito e mi resi conto che le analisi nascondevano qualcos'altro.

Riuscii a sapere che aspettava un bambino e che voleva interrompere la gravidanza.

Una suora che la seguiva quando era in istituto fece in modo che noi volontarie potessimo avere un colloquio con lei.

Sembrava avere abbandonato la volontà di abortire, ma dopo qualche tempo, pose ugualmente fine alla vita del suo bimbo.

Tre giorni dopo l'intervento si presentò al centro di aiuto alla vita.

Era distrutta e diceva di volersi uccidere perchè non era stata capace di dire no al compagno e alla mamma di questi che volevano che abortisse.

Iniziò cosi il calvario di Rossella.

Ci cercava tutti i giorni per trovare conforto e noi la facevamo parlare con un sacerdote, con una psicologa, le volontarie non l'abbandonavano, e le trovarono un lavoro.

Nessuno l'accusò del suo gesto ma poco alla volta Rossella scivolò nell'anoressia perchè voleva distruggere quel corpo che le ricordava l'omicidio.

Passarono tre anni, Rossella perse anche il ciclo mestruale e la speranza di avere un'altra gravidanza.

Molto lentamente, con l'aiuto di Dio e con tanta fatica riucì ad uscire da quel tunnel e finalmente si scoprì di nuovo mamma.

Ora ha una splendida bambina di due anni e da tempo ha dato un nome, Angelo, anche al bimbo abortito.

Oggi, dopo avere elaborato quel lutto, riesce a testimoniare del suo vissuto.

martedì 1 giugno 2010

Mariella e Lucia: quando le belle parole non bastano

Pubblichiamo ancora una storia vera.


Questa testimonianza ci é stata inviata da una volontaria che ha operato per lungo tempo in un centro di aiuto alla vita in Calabria.


Il sostegno offerto in questo caso é andato molto oltre le belle parole.


Questa storia é un esempio grandissimo di solidarietà e la riportiamo come ci é pervenuta perchè nulla vada perso.


Come si comprende dal testo, presto riceveremo altre testimonianze da parte della stessa persona.



Ecco la prima storia, la prima in ordine di tempo, quella che ha segnato il cammino dell'associazione e della mia storia personale.


Eravamo proprio ai primi passi e li facevamo in ospedale, con la scusa di andare a salutare un'amica infermiera, una parente ricoverata.

Si andava al reparto maternità dove i bambini, oltre a farli nascere, li uccidevano con l'aborto.


Una mattina, salutando la suora che lavorava nel reparto veniamo informate, io e la mia amica Mariella - mamma di quattro figli a quel tempo perchè poi di figli ne ha lasciati cinque, morendo di cancro a soli 41 anni lo scorso 23 settembre - veniamo informate, dicevo, che una giovane donna con problemi psichiatrici conviveva da poche settimane con un ragazzo anch'esso con problemi, nel territorio della nostra parrocchia.


La suora è preoccupata e ci invita a cercarla e a prendere contatti con lei.


Uscendo dall'ospedale e tornando a casa, Mariella offre un passaggio in macchina ad una donna, scopre dopo pochi minuti che è la donna della quale ci aveva parlato la suora.


L'approccio è senza problemi: è la donna stessa che chiede di essere aiutata, stanno sistemando la già povera casa del ragazzo e hanno bisogno di tutto.


Nei giorni seguenti la donna, che chiameremo Sandra, viene in parrocchia diverse volte e una mattina confida a Mariella di essere incinta.


La informa anche che il bimbo vuole tenerlo e che ha smesso la terapia di ansiolitici e psicofarmaci che assumeva a causa della sua malattia.


Con Mariella l'accompagnamo in ospedale e l'incontro con il ginecologo è da shock: considerata la gravità delle patologie è meglio abortire!


Sandra rifiuta e noi la rassicuriamo: se vuole tenere il bimbo, potrà sempre contare sul nostro aiuto.


Iniziano cosi sette mesi di lavoro e impegno intenso: Sandra si rivela subito una persona malata, fragile con frequenti attacchi di panico, di giorno e di notte che sfibrano il suo compagno, i vicini di casa, i medici del pronto soccorso che lei chiama ripetutamente.


Solo i volontari del centro non mollano, anche se con ritmi stressanti e con orari assurdi sono sempre con lei per rassicurarla, consolarla, assisterla.


Si arriva cosi al quinto mese di gestazione.


Eravamo certe che, da quel periodo in poi, Sandra potesse prendere qualche calmante, ci eravamo messe in contatto con Il Telefono Rosso, una struttura del policlinico Gemelli di Roma che consiglia i farmaci che si possono assumere in gravidanza.


Ma una mattina, nel nostro solito giro in incognita troviamo Sandra, che era stata ricoverata nella notte, in lacrime in un lettino del reparto: non ce la fa più , ha deciso di interrompere la gravidanza e ha già firmato la condanna del suo bambino.


Restiamo in silenzio accanto a lei, non abbiamo più parole, cerchiamo solo di calmarla.


D'un tratto lei ci dice una frase che ci fa rizzare le orecchie: "Adesso mi addormentano, mi fanno il raschiamento e tutto sarà finito."


Tra le sue molteplici psicosi vi era quella del dolore fisico, per lei anche una puntura era un dramma.


Mariella aveva da poco conseguito il diploma di insegnante del metodo Billings e ben informata le risponde che non sarà così, le saranno dati dei farmaci per stimolare il parto, il bambino nascerà non con un cesareo e potrà anche nascere vivo e fatto morire senza dargli assistenza.


Sandra inizia ad urlare e a dire che non era stata informata di questo, un medico abortista arriva nella stanza è costretto a dirle la verità, nel frattempo ci accusa di incoraggiarla a portare avanti la gravidanza, siamo delle incoscienti perchè questa donna non sarà mai in grado di prendersi cura del figlio.


A quel punto Mariella dice: "Se non sarà capace lei ci sarà qualche altra mamma!" e aggiunge "Io ne ho quattro diventerà il quinto" e io "Io ne ho tre e diventerà il quarto!"


Il medico rimane di sasso, chiede per l'ultima volta a Sandra cosa vuole fare e lei risponde che non vuole uccidere il bambino vuole solo qualche calmante.


Su nostra iniziativa chiamiamo un medico del servizio psichiatrico che rassicura Sandra dicendole che certo che può prendere qualcosa, il bambino a quel punto della gestazione non avrà nessun danno.


Il medico abortista strappa con rabbia il certificato di morte del bimbo lanciandolo sul letto di Sandra.


Da quel momento le condizioni di Sandra non cambiano, purtroppo, cambiano però i medici del reparto di maternità: rifiutano i ricoveri frequenti che Sandra chiede perchè non sono problemi relativi al suo stato ma è malata psichiatrica, il reparto psichiatrico non la vuole ricoverare perchè è incinta..trascorrono cosi altri due mesi con ricoveri in strutture private e case-famiglia da dove però Sandra scappa di continuo.



Dopo un'ennesimo ricovero nell'ospedale del capoluogo di provincia, Sandra viene scaricata davanti al comune da un'autoambulanza: non la vuole nessuno!

Finalmente i servizi sociali dell'Asl che tante volte avevamo informato, ma avevano sempre scaricato sulle spalle dei volontari, prendono in mano la situazione (perchè costretti, diciamo noi) e Sandra viene ricoverata in una casa-famiglia che accoglie donne incinte con problemi di vario tipo.



Dopo due mesi, con parto cesareo nasce un bambino, sano e bello.

Appena nato la mamma pensa di darlo in adozione, lei è cosciente delle sue condizioni, ma le suore che l'avevano accolta le consigliano l'affido e lei a quel punto ci chiama e ci ricorda l'impegno preso quel giorno in ospedale quando il medico stracciò con rabbia il certificato per uccidere il bimbo.


Ci disse "Io desidero affidare il bambino ad una di voi due..".


Mariella aveva una bambina di due a anni e invece i mei erano più grandi, quindi dicemmo di accogliere noi il bimbo.


Passarono cinque mesi e mezzo dalla richiesta della mamma e il 13 marzo del 2000 Emmanuel entrò a far parte della nostra famiglia.


Per tre anni si fece di tutto affinchè i genitori, il papà l'aveva su nostro incoraggiamento riconosciuto, potessero avere una vita normale e riprendersi il bambino ma, nonostante una rete di aiuto non ci riuscirono e a quel punto il giudice lo dichiarò adottabile e io e mio marito (47 anni io e 57 lui), diventammo anche per la legge i genitori di Emmanuel perchè il giudice che seguiva la sua storia ci fece questo bellissimo dono di decidere che il bimbo restasse con noi (questo come sai non sempre è possibile).


Emmanuel conosce la sua storia, sa di una mamma che come dice lui "mi ha tenuto nel suo utero", è un bambino sensibile, intelligente, porta nel suo cuore la tristezza dei cinque mesi vissuti in casa-famiglia (5 mesi sono un'eternità per un neonato) ma oggi è tornato felice dalla festa con i compagni di scuola a conclusione del ciclo delle elementari e noi sogniamo per lui il più bel futuro.


Un giorno deciderà di andare a conoscere la mamma che lo ha generato e che, nonostante tutte le difficoltà che una società malata di morte le ha messo davanti ha deciso per la vita, a me che l'ho "generato nel cuore" il compito di preparargli questo incontro perchè purtroppo Sandra continua ad essere una persona molto malata, ma il Signore saprà come aiutarci.



Lucia e Mariella, volontarie di un centro di aiuto alla vita


venerdì 28 maggio 2010

La storia di Michaela

Ciao Maria,

oggi, ti racconto la vicenda di Michaela.

La troviamo nell'ultima stanzetta del reparto ostetricia.
Le donne che devono abortire arrivano presto il lunedi mattina e vengono sistemate in fondo al corridoio.
Prima trovi una fila di fiocchi azzurri e rosa, vasi di fiori freschi poi il nulla ed è qui che il pianto di una ragazza giovanissima ci guida un lunedì mattina, quando ci facevano entrare nel reparto al di fuori degli orari di visita.

Ci colpisce il suo viso candido e due occhi azzurrissimi pieni di lacrime, è straniera ma riusciamo a farci capire e a capire: stamattina ucciderà il suo bambino perchè lei e il suo ragazzo non posssono tenerlo: lavorano in un ristorante distante una trentina di chilometri, ospitati dal proprietario in un locale angusto, perderebbero lavoro e casa..no, questo bambino non può venire al mondo ora. Lei non vorrebbe, ma il suo ragazzo non l'ha fermata quando si è recata in ospedale, lei avrebbe voluto che lui l'avesse fatto.

E piange senza fermarsi mai, Michaela.

Le offriamo il nostro aiuto, senza condizioni, le troveremo una casa, un lavoro, tutto quello che serve per poter salvare questo bambino. Ci dice che deve essere convinto il suo ragazzo.

A questo punto non ci resta che andare sul posto di lavoro dei due giovani, ma abbiamo bisogno di tempo, avvisiamo perciò il medico che deve fare l'intervento abortivo, lo mettiamo al corrente della decisione della giovane e del nostro tentativo: ci dà un'ora di tempo.

In macchina, senza guardare limiti e segnali, corriamo,corriamo..(nei mesi successivi arriverà pure la multa per eccesso di velocità), è quasi in montagna questo ristorante tipico ma lo troviamo e il ragazzo è li: ci fa tenerezza è anche più ragazzino della sua compagna, ma si convince, si, se troviamo una casa e li aiutiamo il bambino lo tengono. Presto, presto, qui c'è campo...presto presto mi passi il reparto ginecologia... presto presto mi passi il dottor...e l'infermiera: "l'intervento è stato già fatto, non vi potevamo aspettare servivano le sale operatorie..."

Siamo ritornate in reparto per piangere con Michaela e non le abbiamo detto subito che eravamo riuscite a convincere il compagno, lo ha scoperto dopo e le sue lacrime si sono asciugate in un deserto d'amarezza.


Dopo questo episodio alle volontarie del centro di aiuto alla vita non è stato permesso più di entrare nel reparto al di fuori degli orari di visita e anche in questi orari la stanza in fondo al corridoio veniva guardata a vista dalle infermiere.

Lucia

P.S oggi la tv ci informa che il parlamento ha approvato una legge ingiusta,che toglie la libertà di stampa..non mi tocca più di tanto,in Italia c'è una legge ed è la 194 che uccide i bambini nel grembo materno;approvata questa legge tutte le leggi possono essere giuste.




Minuscole vite

Quando gli scienziati si chiedono se su Marte ci sia vita, non intendono organismi complessi ed evoluti, ma cose come batteri o forme di vita più piccole e semplici.

Ci sono vite che sono ancora più piccole di un puntino, ma nessuno ha dubbi sul fatto che siano organismi viventi.
Oggi gli studiosi si chiedono persino se un virus sia vita.

Con questi presupposti, quello che ci chiediamo é come si fa a dire che un embrione non é vita.

Già un ovulo fecondato, prima di attecchire, invia segnali al corpo che lo ospiterà dando informazioni su se stesso.

L'organismo adulto risponde a questi segnali e ne invia a sua volta.

Dopo questa prima forma di comunicazione, l'organismo consentirà o meno all'ovulo di attecchire.

In questo senso ogni giorno le donne vivono dei microaborti spontanei senza neanche rendersene conto perchè spesso il nostro corpo non ritiene l'ovulo idoneo e non gli consente di svilupparsi.

Ora se un organismo riesce a comunicare con un altro inviando segnali ormonali al corpo che dovrà ospitarlo con i quali da informazioni su se stesso, come si può dire che lì non c'é vita?
E' una minuscola vita umana.

E quanto più dopo l'attecchimento deve essere considerata e rispettata la vita di un esserino minuscolo che però cerca di sfuggire alla morte?

Sono gli stessi abortisti a dire che per interrompere la gravidanza la prima cosa da fare é uccidere l'embrione.

Se bisogna uccidere, come si fa a dire che non c'é vita?

Ma purtroppo, come molte altre cose, l'interruzione di gravidanza é stata banalizzata e spesso, con false certificazioni, si ricorre ad essa oltre i termini stabiliti dalla legge perché si vuole un bambino di sesso diverso o perché il feto é affetto da difetti curabilissimi come il labbro leporino.

Sono i medici stessi a dire che la maggior parte degli aborti terapeutici si eseguono con feti sani.

E un feto su trenta sopravvive all'aborto anche dopo parecchie ore.

Nessuno é stato adulto senza essere stato un embrione. Non é moralismo, é una questione tutta laica, é logica.

L'unica differenza tra noi e gli embrioni e i feti é che loro non si possono difendere.

Più mi documento, più mi convinco che l'aborto sia solo uno strumento utilizzato per controllare l'incremento demografico per potere continuare a sfruttare male le risorse come si sta facendo perchè alcuni si possano arricchire.

E' progresso questo?

La nostra speranza é che chi ci succederà sarà più saggio di noi.

Grazie a Dio, non tutto ciò che é stato chiamato progresso lo é diventato.

martedì 25 maggio 2010

Milena e l’aborto con la Ru486: è stato un calvario

LUGO - E’ la storia di Milena (per ovvie ragioni il nome è di fantasia) la migliore risposta a quanti pensano l’aborto legalizzato come conquista epocale per la libertà della donna.

Un’emancipazione che si traduce nella possibilità di compiere un gesto di cui per sempre si porteranno le “ferite” senza che l’ente pubblico si prenda davvero a cuore le situazioni che, quasi sempre, sono il vero ostacolo all’esercizio di una scelta veramente libera.

Milena, originaria del Marocco, 25 anni e residente in Italia da 7 con il marito e i tre figli piccoli, ha posto fine alla vita della quarta creatura che portava in grembo nel settembre scorso.

Lo ha fatto perché si trovava in una situazione di grande difficoltà economica e familiare, aggravata da un contesto di ingiustizia sociale “borderline” nel quale non raramente finiscono gli immigrati.

E’ ricorsa alla pillola Ru486, altro baluardo dei sedicenti fautori del progresso; e questo, se possibile, ha aggiunto dramma al dramma.

Oggi dice senza esitazione: “Tornassi indietro non lo rifarei mai più. E’ stata l’esperienza più brutta della mia vita.

La notte mi sveglio ancora e penso a quel bimbo che non ho fatto venire al mondo. Penso che forse si trattava di una femmina e che sarebbe dovuta nascere proprio in questi giorni.

Guardo mia figlia più piccola, che ha un anno e mezzo, e prego Dio che perdoni quello che ho fatto perché io non lo dimenticherò mai”.

Alla decisione di interrompere la gravidanza la donna è arrivata spinta dalla disperazione.

“Avevo partorito il mio terzo bimbo da appena 5 mesi e quella gestazione mi era costata il lavoro come badante che, anche se in nero, era comunque un’entrata importante – racconta – Quando la signora dove prestavo servizio ha saputo del mio stato mi ha invitato ad abortire perché altrimenti non mi avrebbe potuto tenere.

Io però non ho avuto il coraggio e già al terzo mese di gravidanza mi sono trovata disoccupata.

Nei mesi successivi mio marito ha perso il lavoro a causa della crisi, e ci hanno dato lo sfratto da casa perché avevamo pagato in ritardo l’affitto.

Una situazione terribile. Finalmente, dopo il parto, ero riuscita a trovare una nuova occupazione in un ristorante.

Un posto che per la mia famiglia era importantissimo perché significava l’unica entrata sicura. Poche settimane dopo ho scoperto la nuova gravidanza.

Ero così spaventata che ho nascosto tutto ai datori di lavoro; non volevo che neppure pensassero alla possibilità che rimanessi incinta”.

Così la corsa all’Ospedale di Lugo, il colloquio con l’assistente sociale con l’invito a ripensarci senza l’offerta di un’alternativa concreta, e la proposta della pillola Ru486.

“Non l’ho scelta io – ricorda – Mi hanno detto che rientravo nei termini per utilizzarla e non ho posto obiezioni”.

Poi l’avvio dell’iter come da protocollo, rivelatosi tutt’altro che la “passeggiata” che qualcuno vorrebbe far credere; sia sul piano fisico che psicologico.

“Mi hanno dato prima la pillola per fermare il cuore del bimbo – dice Milena – Mandarla giù non è come bere un semplice bicchiere d’acqua, perché sai cosa stai facendo. Mi avevano detto che non avrebbe avuto nessuna conseguenza, che sarei stata bene e che potevo continuare le mie attività normali. Così sono andata al supermercato. Quando sono arrivata alla cassa ho invece iniziato a sentire un malessere fortissimo, con tremore alle mani, sudore e sensazione forte di freddo; sono svenuta. Fortunatamente c’era lì vicino una dottoressa che mi ha soccorso ed è stato chiamato il 118. Mi c’è voluto del tempo per riprendermi. Avevo la pressione bassissima”.

Dopo due giorni la fase numero 2: la somministrazione della prostaglandina per l’espulsione del feto.

“Ho preso la pillola in Ospedale e mi avevano spiegato che avrei iniziato a perdere sangue – spiega Milena – Al rientro ho sentito ancora un senso di svenimento mentre guidavo, tanto che ho rischiato un incidente. Mi sono dovuta fermare un po’. Rientrata a casa è iniziato subito il flusso, intenso, molto più di quello di una mestruazione, ed è durato 12 giorni, anche se è andato via via riducendosi. Per tutto il periodo è durato pure il dolore alla pancia, simile a quello che si prova nelle contrazioni all’inizio del parto”.

Più ancora del ricordo del dolore e del malessere, in Milena è vivo quello del momento in cui si è accorta di avere espulso il feto.

Un’esperienza indelebile, concentrata in un’immagine fissata come una foto nel cuore e nella mente.

“E’ stato nei primi giorni – spiega con dolore, continuando solo perché spera che il suo racconto sia utile ad altri affinché non ripetano il suo stesso errore – Mi trovavo in casa mia, sul water, e ho sentito uscire un grumo. Era una sostanza piccola di un colore vivo come quello del fegato. Era in mezzo al sangue. L’ho guardato a lungo. Non so dire quello che si prova, perché non ci sono parole”.

Michela Conficconi

venerdì 21 maggio 2010

Il racconto di Lucia

La storia che state per leggere é realmente accaduta. E' il racconto di un aborto e di un percorso di fede.


Credo che le origini di tutto siano da ricercare nelle incomprensioni tra la protagonista del racconto e i suoi genitori.

E' anche vero però che riflettendo sulle circostanze che viviamo, spesso sembra che nulla accada per caso, ma che tutto sia stato programmato e pianificato e così anche ciò che ha generato tanto male, può portare del bene e può essere di aiuto ad altri.


La donna che ha vissuto il dramma di questo aborto, ha avvertito di essere sprofondata in un abisso dal quale é riuscita a risollevarsi inaspettatamente, solo grazie alla fede.

Questa é la storia che mi é stata inviata da Lucia, ognuno di noi é libero di credere ciò che vuole e di interpretarla come crede.


Ho deciso di pubblicarla perchè mi sembra sintomatica di come il nostro inconscio percepisca, conservi ed elabori alcune esperienze che all'apparenza pensiamo di avere vissuto in maniera superficiale.

La pubblico anche perchè é desiderio di chi l'ha scritta essere di aiuto per chi si trova a un bivio.



Sono qui a raccontarvi la mia storia perchè la mia esperienza possa essere di aiuto a chi si trova davanti a questa scelta.


Comincio il racconto parlando delle origini di ciò che mi ha portata nell'abisso.

Ero separata da poco, un matrimonio sbagliato fin dall'inizio, pieno di silenzi e di solitudine interiore.


La brutta morte di mio fratello aveva ingigantito la distanza abissale che sentivo nel rapporto con i miei genitori e i miei fratelli, soprattutto con mia madre.

Quella morte mi aveva portata a un matrimonio tanto per fare la brava ragazza, ma questo è un altro capitolo...insomma io ero la pecora nera in tutti i sensi, ovvero così mi sentivo, sebbene prima di allora avessi fatto parte dei gruppi giovanili della parrocchia e fossi stata la solista del coro parrocchiale.

Tanti errori e tante sofferenze.

Oggi so che, a modo mio, cercavo pace lontana da quel Dio che con il tempo, credevo mi avesse abbandonata.

Nessuno mi aveva spiegato che solo la pace in Dio mi avrebbe guidata, credevo che senza le mie forze non avrei mai trovato la felicità e così la ricercavo affannosamente, proprio come il figliol prodigo.

Dopo la separazione incontrai un uomo.

Pensavo di poter ricominciare, di poter avere quella stabilità affettiva che bramavo per me e per i miei due figli avuti da quel matrimonio disfatto.

Credevo che sarei riuscita ad avere quella famiglia che mi mancava tanto, da sempre.

Rimasi subito incinta e per me fu un'ulteriore tragedia, mentre dovevo porre rimedio a molte altre. E poi, cosa avrebbe detto la gente? Cosa avrebbero detto i miei familiari che già mi accusavano tanto?

Non potevo avere un altro figlio trovandomi in una situazione così instabile, non potevo essere madre di un terzo bambino, i due che avevo già sembravano già tanto tristi.

Avevo anche mille problemi con il lavoro e per me era un peso dovermi appoggiare alla mia famiglia persino nelle piccole cose.

Non vedevo alternativa.

Quell'uomo faceva già tanto, era una storia nata da poco, ancora piena di incognite.

Non conoscevo Dio, cercavo onori e vita libera, sebbene mi fossi già scontrata con le prime delusioni.

Forse, nel profondo del cuore, avevo nostalgia di quando da ragazza frequentavo la chiesa e cantavo, durante i matrimoni, ma allo stesso tempo il mio orgoglio era ferito ed ero diventata presuntuosa.

Credevo che ormai Dio fosse lontano da me, pensavo di non avere più il diritto di stare nella chiesa.

La mia vita aveva preso una piega completamente diversa da quanto immaginavo.

Quando capii di essere incinta, sentii il peso dell'errore, sembrava che davanti a me ci fosse un abisso più grande.

Quel bambino che cresceva in me giorno dopo giorno, mi dava angoscia.

Immaginavo di dare la notizia a chi mi avrebbe guardata come una pazza eretica.

Così, appoggiata da quel compagno che in fondo era spaventato quanto me, senza farne parola con altri, presi la decisione di abortire.

Chiaramente mi rivolsi subito dove sapevo che non avrei trovato ostacoli.

Mi feci visitare con la ferma risoluzione che avrei risolto tutto nel silenzio, senza che nessuno sapesse, depositando e lasciando nel dimenticatoio quel pacco scomodo.

Così, nella piena solitudine, arrivai nel reparto dell'ospedale una mattina del settembre del '95.

Nessuno mi chiese niente..nessuno mi rivolse la parola.

Sembrava tutto normale, tutto si svolse in modo freddo e meccanico, come se si dovesse svolgere un dovere, un fardello da togliersi di dosso...non ricordo un viso, un sorriso, un'immagine che mi potesse rimanere impressa.

Ricordo solo la freddezza della stanza dell'ospedale e il mio desiderio di andarmene al più presto da lì..non ho voluto sapere niente...non mi ero informata di niente, sapevo solo che, uscita di lì, il problema era risolto.


Non sentivo nulla dentro, se non il desiderio di liberarmi di una colpa che nessuno avrebbe perdonato.

Questo è stato quel figlio che avevo in grembo.

Tutto successe nel silenzio e nessuno ha mai saputo il mio segreto.

Ogni tanto pensavo a come sarebbe potuto essere quel bambino..mi vedevo con lui vicino...lo immaginavo, ma cancellavo subito il pensiero e tenevo tutto dentro, senza nessuna sofferenza.

Sentivo che era stato più giusto abortire che tenere un bambino che tutti mi avrebbero fatto pesare. Avevo scelto quello che per me era il male minore.

Dopo qualche anno iniziai ad avere problemi di salute.

La mia fu un'agonia durata quattro interventi per un fibroma persistente.

Credo che i dolori che ho avuto per un paio di anni, siano stati più atroci di un parto...ad ogni ciclo mestruale, mi dicevo "cosa devo partorire?".

E poi rimasi ancora una volta sola quando, per via di vorticosi problemi, finì anche la storia con quel compagno.

Ancora sola mentre i problemi con il lavoro si ingigantivano e la realizzazione di me stessa sembrava sempre più lontana, persino come donna e come madre.

Se avessi saputo che qualcuno avrebbe amato i miei figli, avrei tentato il suicidio.

Sentivo il vuoto dentro e ad ogni istante lo stimolo di farla finita, poi il pensiero di lasciare soli i miei figli, mi fermava.

La mia famiglia per me era già un corpo estraneo, lontano, avevo addossato loro tutte le colpe di avermi abbandonata a me stessa e nello stesso tempo l'orgoglio ferito mi impediva di chiedere aiuto.

Ho sopportato tutto con molta fatica, nel vuoto del mio cuore, solo per l'amore che ho per i miei figli e per l'idea che nessuno li avrebbe amati come li amo io.

Con loro però ero fredda, vuota, perchè non potevo dare loro quella felicità che meritavano.

E dentro di me cresceva la rabbia perchè non potevo essere la mamma dolce ed affettuosa che avrei voluto essere.

Fare la mamma era la mia massima aspirazione e invece ero arrivata a rifiutare la vita!

Non mi rendevo conto di niente..tutto era colpa degli altri, di chi non aveva capito, di chi non mi aveva amato..non perdonavo, avevo il cuore pieno di rabbia e di disperazione.

Mi affannavo alla ricerca di una via d'uscita...intanto anche mia figlia, all'età di sedici anni, mi lasciò per andare a vivere con il padre.

Avevo deluso mia figlia senza sapere quale fosse la mia colpa.

Avevo deluso la parte di me che voleva essere di esempio a mia figlia, perchè lei un giorno potesse essere una donna e una mamma felice.

Rimasi sola con mio figlio che già scivolava nell'abisso della tossicodipendenza.

Ancora una volta dovevo trovare soluzioni ed ero già stanca già di vivere.

E intanto continuavo a dare la colpa a tutto e a tutti, ma soprattutto alla mia ingenuità per aver accettato passivamente tante situazioni che mi avevano portato nell'abisso, ma mai pensavo che la mia colpa fosse stato l'aborto, non ci pensavo più.

Mi vergognavo persino di ciò che non ero stata capace di essere, di tanti sogni che non ero stata capace di realizzare.

Così quando ho avuto la certezza che mio figlio fumava spinelli, ho avuto il vuoto davanti.

Era finito tutto, ogni cosa sembrava senza speranza.

L'unica gioia era il ritorno di mia figlia avvenuto qualche mese prima.

Sapevo però che anche in lei era già calata la sofferenza.

Insomma, soffrivo io e avevo messo anche i miei figli nella sofferenza.

Ma da mesi una voce mi parlava dentro e così, combattuta, mi rivolsi a quel Dio che oramai credevo mi avesse abbandonata..

Gli dissi "io non posso fare più niente, mio Dio fai Tu qualcosa".

Inaspettatamente trovai la soluzione. Mio figlio iniziò a frequentare una comunità religiosa che lo avrebbe aiutato a uscire dalla droga e io intrapresi un cammino di fede parallelo.

Dopo un pò sentii il bisogno di ammettere e confessare il mio peccato: l'aborto.

Ammisi che l'aborto era una colpa sicuramente grave, ma non quella che aveva procurato ancora tanto male nella mia vita.

Cominciai a ritrovare la gioia nelle persone che facevano il percorso con me e a riconoscere questo Dio che mi amava.

Fra tante ribellioni e lacrime, ripercorsi le mie colpe e le mie sofferenze e sentii il desiderio di demolire la mia presunzione e il mio orgoglio ferito, seppur questo mi facesse male.

Dopo pochi mesi, mi trovai a pregare in chiesa.

Senza sapere perchè, piangevo a dirotto mentre tutti pregavano e non capivo perchè...quei giorni stavo aiutando un ragazzo ad entrare in comunità e mentre piangevo mi dicevo "Ho già ripartorito mio figlio, chi devo ripartorire ancora? Perchè questo ragazzo devo ripartorirlo io?"

Era un pensiero fisso. All'improvviso mi venne in mente lui, il mio bambino morto, come se avesse bussato così forte al mio cuore dicendomi "mamma, ci sono io!"

Ammettere la colpa nei confronti di quel figlio, mi fece sentire sollevata.

Entrai in un percorso di guarigione spirituale che mi faceva sentire la necessità di quella verità che rende liberi.

Sentivo dirompente che dovevo scendere fino in fondo e liberarmi di questo fardello e così oggi mi trovo a dire ciò che ho vissuto.

Oggi credo che tutto sia avvenuto per via di quell'errore con il quale io ho dato la sterzata finale ad una vita già lontana da Dio.

Una mamma porta la vita e non può rifiutarla.

Quando rifiuta la vita, può solo morire dentro e trascinare nella morte tutto ciò che la circonda.

Mio figlio non é morto invano, oggi posso nella verità con me stessa, testimoniare questa esperienza e dare speranza ad altre donne che hanno vissuto inconsapevoli, questo dramma.

Ora so che la Resurrezione è cosa per tutti, se vogliamo sentire Dio nel cuore.

Se credi anche solo minimamente che ci sia una forza suprema che genera vita, devi essere gioiosa di essere stata chiamata ad esserne strumento...essere strumento della morte, significa accettare che la morte ha già operato nel tuo cuore, prima ancora di fartela vedere poi nel concreto.

Ma la cosa peggiore, è che allontani la vita da te stessa e da ciò che hai generato.

Dico a quelle donne che hanno vissuto la mia esperienza, che possono risorgere a nuova vita, se vogliono provare a svuotare la loro botte piena, davanti a Dio che è Padre...dico a quelle donne che stanno per decidere di abortire, pensateci, perchè finirete in un vortice di vuoto e solitudine.

L'aborto può solo operare altro male.

La donna ha avuto il grande dono da Dio, di generare la vita e se rifiuta questo dono, può generare solo morte.


Grazie


Lucia