sabato 9 febbraio 2019

La vitalità intrinseca nel principio femminile. Riflessioni sul libro “Tutta colpa delle mamme” di Orliana Fenga.

L'universo si basa sull'equilibrio di forze che spesso, allo sguardo inesperto degli esseri umani, sembrano piccole e sfuggenti ma che, se mancano, turbano l'equilibrio dell'intero cosmo perchè sono necessarie proprio per come sono, anche quando sembrano insignificanti o sono invisibili. L'universo insegna che le differenze sono necessarie. Lo stesso principio é valido anche nello studio del corpo umano, che viene percepito sempre di più come come una rete di organi e di cellule necessarie e complementari tra di loro che garantiscono il funzionamento perfetto dell'organismo. Dall'osservazione si apprende che la realtà é composta di elementi differenti e complementari, ma ugualmente importanti. Il concetto di complementarietà viene ripreso anche dai miti di diverse culture quando si parla del principio maschile e femminile.
Nel suo libro “Tutta colpa delle mamme”, Orliana Fenga dimostra la validità di questo ultimo concetto e documenta le manipolazioni che sono state fatte per distorcere la visione degli elementi maschile e femminile e raggiungere gli scopi dei pochi che detenevano il potere. L'opera di Orliana Fenga si sviluppa infatti attorno a due grandi punti: la necessità del femminile, come elemento, principio unico e forza vitale, e la manipolazione del potere.
Nei secoli, chi deteneva il potere é sempre riuscito a strumentalizzare le religioni e a deviare i grandi movimenti, spostando l'attenzione dai problemi reali, per raggiungere i propri scopi e imporre idee e visioni manipolate. Così, ad esempio, il problema di oggi sono gli immigrati, non l'incapacità di creare lavoro e di fare rispettare la legge che esiste. Sono riusciti a convincere i popoli che nella Bibbia si nega l'evoluzione. Eppure, nel libro della Genesi leggiamo che Dio disse: “produca la terra erbe”, “produca la terra animali” e che “la terra produsse”.  Allo stesso modo, nel tempo, utilizzando testi come la Bibbia, i pochi che detenevano il potere sono riusciti a manipolare i testi sacri per distorcere l'immagine della donna. Come fa notare Orliana Fenga invece, é significativo che nei primi capitoli della Bibbia, di Eva si dice che fu la madre di tutti i viventi e che viene usata l'immagine di una donna per schiacciare la testa del serpente, del male. E nei libri successivi, troviamo storie di donne esemplari, donne che con le loro idee salvano i popoli, come Esther, donne custodi della sapienza come la regina di Saba, donne profetesse, e soprattutto donne, degne e rispettabili in quanto tali, che vivono in un mondo più o meno ordinato in cui tutti gli esseri umani, donne e uomini, commettono errori. Se andiamo a verificare quindi, nella Bibbia, maschile e femminile sono complementari.
Nel tempo quindi é stata strumentalizzata la religione, ma sono stati strumentalizzati anche i grandi movimenti e la donna é stata continuamente attaccata soprattutto nel suo ruolo di mamma.
Così, pochi sono riusciti a deviare gli scopi del movimento femminista e le conquiste sono servite soprattutto a chi voleva arrivare alla mercificazione del corpo delle donne. Oggi le donne divorziano, ma nessuno é ancora in grado di proteggerle da un compagno violento. Come ho detto altrove, le donne che non riescono a trovare un lavoro per mantenere se stesse e i propri figli,  hanno il “diritto” di abortire. Inoltre, oggi le donne lavorano durante la settimana e nel weekend si danno da fare in casa, se insegnano magari finiscono anche di correggere i compiti degli studenti. La maggior parte delle donne svolge il doppio del lavoro, mentre il compagno ha il tempo per coltivare i propri hobby. E tutti sono così presi dalle loro attività extrafamiliari, che spesso i figli crescono senza punti di riferimento. Dal sessantotto abbiamo assistito quindi alla manipolazione di conquiste apparenti o di conquiste a metà.
Sono queste le riflessioni che scaturiscono dalla lettura dei primi capitoli del libro di Orliana Fenga. L'autrice documenta il gioco del potere e ribadisce di continuo l'importanza del femminile.
Nelle pagine che seguono, la scrittrice continua a invitare il lettore a riflettere raccontando storie di donne famose.
Viene citata Marilyn Monroe, una donna quasi intrappolata nella visione maschilista, nelle manipolazioni del femminismo, che, dietro a una splendida apparenza, taceva dolore e infelicità. Chissà quante Marilyn potremmo contare oggi tra le donne che sfilano in passerella come icona di bellezza e di emancipazione.
Orliana Fenga continua a fare pensare il lettore citando le donne che attraverso la loro visione femminile sono riuscite a emanciparsi realmente e a contribuire in modo concreto al cambiamento.
La scrittrice cita l'opera di Maria Montessori che, grazie al proprio sguardo femminile, é riuscita a ad andare oltre il pensiero dominante e a costruire l'enorme patrimonio educativo che ci ha lasciato.  Nel femminile di Maria Montessori emerge anche la forza di questa donna che fu disposta a pagare  il prezzo dell'essere andata oltre il pensiero dominante.
Orliana Fenga ricorda poi il premio Nobel Rita Levi Montalcini che é rimasta sempre e splendidamente donna. Invita quindi a pensare alle favole e alle principesse di tutte le fiabe in maniera diversa. Così, non sono i principi a salvare le principesse, ma ogni principessa salva se stessa attraverso il femminile ed é sempre il femminile che salva il villaggio ne “La bella e la bestia”.
Il femminile dunque é un principio in grado di esprimere potenzialità uniche, é un elemento dell'universo, capace di avere una visione propria e di creare soluzioni diverse, é una dimensione unica e insostituibile che racchiude un potenziale originale. Il femminile é intuizione, riesce a risolvere i conflitti in modo pacifico. La visione femminile é in grado di cambiare il mondo.
In tutta l'opera, Orliana Fenga continua a ribadire l'importanza dell'elemento femminile e mostra quanto sia facile manipolare le masse per portarle alle conclusioni di pochi. É per questo che attraverso gli esempi che cita, la scrittrice invoglia il lettore a sviluppare un pensiero libero e personale, la propria consapevolezza e il senso critico, mostra come sia sempre opportuno verificare e valutare, ascoltare i messaggi che vengono dall'esterno, ma essere anche in grado di  ripiegarsi in se stessi per guardarsi dentro, per capire quello che si é, per sviluppare ciò che si é veramente e andare oltre il modo di guardare a cui siamo stati abituati. Il libro é un invito a rimanere sempre aperti al cambiamento, ma anche al buonsenso in una società in cui dietro false apparenze di libertà non si ha mai la possibilità vera di scegliere e di dire ciò che si pensa. Le donne devono essere libere, ma libere di esprimere la propria essenza femminile. Come insegna l'universo, anche maschile e femminile sono due principi necessari, differenti e complementari. Come dice Orliana Fenga,  “Ognuno ha un posto da occupare che é solo suo”.
In un mondo in cui si sente a disagio chi sente il bisogno di essere semplicemente madre, é difficile trattare un tema così spinoso con la delicatezza con cui l'ha fatto questa scrittrice. Orliana Fenga é una personalità positiva che trasmette un messaggio importante in modo positivo.
“Tutta colpa delle mamme” é una lettura scorrevole, un libro intelligente e ricco di idee che apre ad altri spunti di riflessione. Righe tutte da sottolineare e soprattutto da riflettere.

Maria Gangemi


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lunedì 21 gennaio 2019

Scavati dentro


Succedono cose che svuotano le persone e pian piano, tutto inizia a scivolare addosso. Si ha la sensazione di essere soli, anche in mezzo alla folla, mentre tutto quello che si fa sembra essere privo di senso. Un lutto, lo stress di una relazione sbagliata, il non potere comunicare la terribile sensazione di essersi sentiti violati, nel corpo, nei sentimenti o il non avere potuto vivere la propria vita. Quello che scava il vuoto dentro le persone, é immateriale. Ciò che lascia ferite nell'anima, quello che potrebbe curarle, non é quantificabile per come siamo abituati a fare.
Mi é difficile parlare di un'autrice che ho sentito troppo vicina e le cui parole mi sono sembrate troppo vere. Il messaggio di Paola Tafuro diventa subito chiaro nel titolo, le frasi che aprono il libro ne sintetizzano bene il senso. La citazione di Bukowsky esprime la sensazione di incomprensione e di solitudine di chi attraversa il tunnel della depressione, mentre le frasi della scrittrice ne richiamano lo stato d'animo, le cause e propongono soluzioni.
Nelle pagine successive, attraverso le storie di otto donne in cui tutti possono ritrovare alcuni tratti della propria esperienza di vita, l'autrice racconta e indaga le cause del disagio che hanno sviluppato. Qualcuna perchè si é dovuta accontentare, rinunciando a coltivare le proprie inclinazioni, le amicizie con cui si condividono interessi e idee, in un Sud che non ne da la possibilità, dove bisogna ringraziare quando si riesce solo a portare anche un piccolo stipendio a casa. Un Sud che teme tutto quello che ha da raccontare e che viene di continuo messo a tacere.

Maria Gangemi

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domenica 18 novembre 2018

Fruire offline i contenuti della divulgazione pedagogica in rete. Diario di una recensione.

Mi mostrai piuttosto reticente quando mi proposero di leggere Redazione Pedagogica. Non sono pedagogista e non avevo né il tempo, né la voglia di dedicarmi a letture che richiedessero una certa attenzione. La prima impressione che ho avuto infatti, é stata quella di dovere affrontare una lettura noiosa, che non sarei riuscita a portare avanti se non con fatica. Proprio una scocciatura in un momento in cui seccature proprio non ne volevo. Alla fine però, mi convinsi che sarebbe stata un'occasione per arricchire il mio bagaglio culturale e lo richiesi.
Quando l'ho ricevuto, aprendo il pacco ho avuto il piacere di estrarne un libro dalla copertina accattivante. Ho rimosso il cellophane e toccando il libro ne ho ricevuto una sensazione così gradevole, che ho iniziato a passare più volte le mie dita abbronzate sulla copertina patinata opaca, tanto era piacevole al tatto. La copertina é antistress. La grafica e i colori hanno catturato subito anche l'attenzione delle mie bambine. La più piccola mi ha chiesto se potevamo leggerlo subito. Piuttosto intimorita dalla sua espressione, pian piano sono riuscita a dissuaderla e a trattenere le sue manine. Ho appoggiato il libro sulla cassettiera ed é stata la volta della mia figlia maggiore che si é avvicinata per guardarlo meglio e ha letto allegramente: “Silvia Ferrari”. Uno dei tanti autori che passano per la nostra casa. E lei, nella sua mente di bambina di undici anni, ha ben chiaro che chi vorrebbe vivere di scrittura é sempre povero e che viene considerato anche pazzo. Le telefonate di Silvia Ferrari poi, fanno anche parte delle nostre giornate da diversi mesi e io ho avuto modo di conoscere l'autrice e di apprezzarne le spiccate qualità umane.
Finalmente riesco ad iniziare a sfogliare il libro. Cerco di dare una prima occhiata generale, per farmi un'idea di quello che andrò a leggere. Mi chiedo perchè non riesco a separare le pagine, ma mi rendo conto che é un foglio solo. La carta é spessa e resistente, di qualità.
Ne apprezzo subito l'idea, che credo sia completamente nuova: raccogliere in un libro i primi due anni di un sito, per renderlo fruibile a chi con la rete non ha o non vuole avere dimestichezza. Osservo subito però che allo stesso tempo, il libro diventa anche più vicino a chi, come i ragazzi, é abituato alla maniera di comunicare tipica della rete. A vivacizzare l'argomento ci sono testo e immagini a colori, faccine e filastrocche in rima, composizioni dell'autrice che a volte riassumono il nocciolo di alcuni capitoli o riprendono concetti importanti e che sembrano nate dal piacere di comporre e di sentirne il suono. Alcuni concetti vengono esposti prendendo spunto dalla musica e da canzoni di Battiato, di Battisti, da fumetti e da film. Sembra che si possa fare pedagogia anche attraverso questi strumenti. Un modo di comunicare molto vicino ai giovani. Il libro si compone di articoli dell'autrice, interviste e contributi di vari professionisti. Una bibliografia curata conclude ogni capitolo.
Non posso scrivere una recensione convenzionale per un libro di pedagogia che non é convenzionale.
Il libro mi invita alla lettura. Comincio a leggerlo dall'inizio.
Nella prefazione l'autrice parla di se stessa e delle pagine che gestisce, dell'importante ruolo della rete nella divulgazione della personale esperienza pedagogica.
I primi argomenti trattati sono gli anni della scuola dell'infanzia e l'armonia familiare.
Fin dalle prime pagine, emerge in questo modo una pedagogia esposta raccontando se stessa e persone reali. A tratti, sembra un continuo rielaborare il proprio vissuto nel tentativo di comprenderlo meglio e soprattutto per  metterlo a disposizione di tutti coloro che si prendono cura dei bambini, per essere di aiuto alle nuove generazioni.
Rifletto sul fatto che in effetti molti scrivono di educazione, ma non é sufficiente lo studio per scrivere di temi come psicologia o pedagogia. Chi scrive deve conoscere bene l'argomento che vuole trattare e deve avere qualcosa di nuovo da aggiungere. Nel caso di materie come la psicologia o la pedagogia, l'esperienza, integrata allo studio, dona la piena comprensione dei fatti e da quel qualcosa in più da dire anche agli altri, quello che i lettori non sanno, quello che può essere detto meglio, e che é il motivo per cui si scrive.
Io stessa soffrii molto per diversi anni una situazione in cui non riuscivo a spiegarmi i comportamenti di una persona e in cui mi trovai coinvolta, mio malgrado. Dopo molto tempo, per un lavoro, ricevetti dei libri sull'elaborazione del lutto da studiare e lessi riga per riga quello che avevo vissuto e la condizione clinica della persona il cui modo di fare avevo osservato. Studiare quei libri fu leggere chiaramente, parola per parola, quanto avevo visto con i  miei occhi e le cui conseguenze avevo sperimentato sulla mia pelle, con l'aggiunta di spiegazioni scientifiche e dei metodi per uscirne. Fu come il coronamento di una conoscenza già consolidata.
Dunque spesso l'esperienza personale é più eloquente di anni di studio e i libri diventano il completamento della propria formazione.
Nell' intervista che le é  stata fatta e che si trova nel libro, Silvia Ferrari racconta esplicitamente se stessa. L'autrice ha assistito con dolore alla disgregazione della propria famiglia e all'allontanamento del proprio amato papà all'età di soli nove anni. Accanto a lei, vedeva soffrirne e reagire in modo diverso una sorellina della tenera età di due anni. Per molto tempo si é chiesta il perchè di tutto quello che era successo nella sua famiglia. Lei, come tutti i bambini che vivono la separazione dei genitori, li amava entrambi nella stessa misura e seppur bambina, si sforzava di ragionare da adulta e di comprendere le ragioni di entrambi per farsene una ragione, anche se i genitori sono comunque riusciti a separare il loro ruolo di padre e di madre da quello di coppia. E Silvia, fin da bambina, é sempre stata disponibile a comprendere e a collaborare perchè il rapporto genitoriale fosse mantenuto. Dunque i propri tentativi di essere forte, di uscire dalla sofferenza, la propria resilienza, sono stati di certo più eloquenti di quanto ha trovato sui libri negli anni di studio. Anche per lei, gli studi hanno solo completato una conoscenza già consolidata.
Il filo conduttore del libro é quindi il vissuto personale dell'autrice, che di tanto in tanto si affaccia alle pagine per rendere l'argomento più interessante e per fare la materia trattata più concreta. Nell'intervista che le é stata fatta, Silvia Ferrari racconta anche la sua carriera, le giornate vissute a contatto con il mondo del lavoro, la sua esperienza in colonia, i corsi formativi a cui ha partecipato. Accanto a questo, nel libro sono state inserite altre esperienze di persone reali che espongono dinamiche familiari ed esempi di vita in cui tutti possono ritrovarsi, lasciando anche spazio al lettore che può giudicare da sé quali siano le migliori scelte educative, anche in base al proprio ambiente.
É piacevole dedurre in modo autonomo quale possa essere la scelta educativa più adeguata in base alla propria situazione, leggendo storie vere.
Nel libro l'autrice spazia affrontando anche argomenti come l'essere mamma nell'epoca dei social, quando tutti mettono a disposizione degli altri la propria cultura e la propria esperienza, la violenza sulle donne e i nuovi strumenti didattici.
Silvia racconta anche delle collaborazioni che ha scelto per migliorare i contenuti delle pagine e così nel libro, agli articoli si alternano preziose interviste a chi ogni giorno mette a disposizione della consulenza pedagogica la propria sensibilità e le proprie competenze utilizzandole con approcci intelligenti e adeguati. Sono righe che non lasciano spazio a commenti e che dovrebbero solo essere lette.
Immancabile il tema della separazione coniugale che viene affrontato con coraggio, così come il fatto che lascia cicatrici profonde sia nella coppia che nei figli e che sia molto importante riuscire a tenere separati il ruolo genitoriale, che va mantenuto, dal rapporto di coppia fallito.
Il libro tratta anche alcuni temi come l'inclusione dei non vedenti. A partire da un suo esperimento bendata, l'autrice illustra le sensazioni provate e i disagi che incontrano i non vedenti ed elenca gli strumenti a disposizione di queste persone. In queste pagine emerge molta sensibilità e la capacità dell'autrice di empatizzare.
L'approccio pedagogico si può definire dunque piuttosto empirico, invita spesso a dedurre la conoscenze dalla pratica e dagli esperimenti.
Esposto a tratti chiari e concisi anche il legame madre-figlio. Il concetto diventa chiaro nell'esempio di una madre, la madre dell'autrice, che matura e pienamente consapevole, mostra con amore, senza vergogna, le smagliature sul suo corpo come i segni lasciate da quello che é un legame unico, profondo e indelebile.
Silvia Ferrari si servirà ancora nel libro dell'esperienza della madre, che ha lavorato in un reparto di puericultura, in un'intervista in cui il lettore può apprendere nozioni relative alle malattie dei bambini e agli interventi che devono essere praticati.
Mentre espone tutti gli argomenti, il libro intanto diventa anche una lezione di metodo, perchè l'autrice racconta in modo dettagliato le dinamiche delle pagine che ha creato, i criteri che ha utilizzato per la stesura dei propri articoli e nella gestione delle pagine.
Rifletto. I temi trattati non riguardano poche persone. Non può essere un libro di nicchia. Argomenti come la famiglia e i suoi presupposti non sono per niente scontati. L'educazione é di tutti, é per tutti, é un argomento di importanza sociale, di cui tutti dovrebbero leggere. Il ruolo dell'educatore é di fondamentale importanza per il funzionamento della società. Il mondo diventerebbe in pochi anni un posto migliore se si comprendesse il valore del ruolo genitoriale, della professione di educatore, dell'importanza di sapersi prendere cura dei bambini, trascorrendo del tempo di qualità con loro.
Così, attraverso articoli, interviste, brevi recensioni e riassunti di libri fatti bene, con attenzione agli insegnamenti fondamentali che trasmettono, il lettore incontra il concetto di  resilienza, l'etimologia di alcune parole chiave, nozioni di pensiero di Jung e di Freud, i pericoli della rete e le alternative. Vediamo i DSA negli esperimenti e nei racconti di chi li ha gestiti, l'importanza di trascorrere e condividere ore all'aperto per apprendere direttamente dalla natura. Viene esposto anche il sistema delle Daaras e si accenna alla pedagogia africana, un argomento poco conosciuto, ma di grande attualità. Troviamo l'intervista  a un'archeologa e ci chiediamo perchè sia su un libro di pedagogia, ma da essa impariamo nozioni di pedagogia del mondo antico.
L'unico articolo su cui mi trovo un po' in disaccordo, forse per impostazione personale, é quello sulla meditazione. Ritengo che questo tipo di attività rendano le persone piuttosto passive e che i bambini possano impiegare il tempo in modo più proficuo. Per il resto, si tratta di nozioni che dovrebbero fare parte del bagaglio culturale di tutti.
Le ultime righe di pagina 210-211 riassumono un po' il tema portante del libro: nell'operare nel settore pedagogico e dei DSA non contano solo le competenze acquisite, ma soprattutto avere un proprio bagaglio emozionale ed essere disposti ad aiutare.
Concludo che Redazione Pedagogica é un approccio diverso alla pedagogia, adatto anche a chi si avvicina per la prima volta a questo argomento, a chi é riluttante nei confronti di internet, ma anche a chi alla rete é abituato, utilizza un tipo di comunicazione vicino al linguaggio dei giovani, sempre più abituati alla rete e ai social. Il testo si potrebbe proporre nelle scuole per la grafica, perchè é una lettura agevole e adatta a tutti. Tra articoli, contributi di pedagogisti e insegnanti, troviamo concetti di psicologia semplificati, nozioni, riflessioni, consigli di lettura, segnalazioni di pubblicazioni innovative, testimonianze di vita, quasi pagine di diari piacevoli da leggere in cui ognuno può ritrovare una parte di sé e del proprio vissuto. E dietro tutti gli articoli c'é sempre l'autrice come professionista e soprattutto come persona che ha vissuto ciò di cui scrive. In ogni pagina l'autrice dona tanto di se stessa, offrendo, anche attraverso il suo stile e i suoi esperimenti, spunti interessanti anche a chi si appresta a redigere la tesi di laurea.
Il libro si chiude con pagine di citazioni personali. Leggo l'ultima, chiudo il libro e passo le dita sul retro della copertina, con il sincero augurio che un'idea valida come quella di Redazione Pedagogica attragga l'interesse di un editore serio e attento ai cambiamenti.

Maria Gangemi

sabato 15 agosto 2015

“La leadership geniale in famiglia”: in che modo e perchè é importante reinventare i rapporti familiari.

  Qualche giorno fà, hanno attirato la mia attenzione i risultati di alcuni studi di fisica quantistica che sostengono che non é la realtà a creare la coscienza, ma la coscienza che crea la realtà e che quindi sopravvive alla morte del corpo.
Oggi non é dimostrabile con i nostri mezzi che la coscienza sopravviva o meno al corpo, ma é certo che essa é capace di creare in buona parte la realtà che viviamo con le parole, con le azioni, con il proprio modo di pensare.
Scienza e religione sembrano trovare sempre più argomenti in comune e non é un caso che già da duemila anni i Vangeli riportino frasi come: “Siano i vostri pensieri di bene in ogni tempo”, “Analizzate ogni cosa e ritenete il bene” e “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”.
Se quindi la nostra coscienza influenza la realtà e le persone che ci circondano, quale maggiore peso ha nei confronti di figli che dipendono fisicamente, emotivamente e psichicamente da noi?
Non penso di esagerare, né temo di ripetermi quando dico che il rapporto con i genitori, quello con la famiglia, sono alcuni dei pilastri che contribuiranno a sostenere l'edificio Vita di ogni individuo. Se sono deboli, tutta la struttura potrebbe cedere, se sono solidi e ben costruiti tutto sarà più stabile.
E oggi che i vecchi schemi non funzionano più, é più che mai necessario reinventare la famiglia ed essere genitori, ognuno per il proprio figlio. E' questo che spiega Sara Bassot nel suo e-book “La leadership geniale in famiglia”.
Potremmo allora pensare alla nostra famiglia come alla Apple e applicare alla vita familiare gli stessi principi che Steve Jobs applicò alla sua azienda:
  • Semplificare
  • Stabilire poche regole comprensibili e utili
  • Instillare nei collaboratori la convinzione di potere realizzare l'impossibile
  • Concepire la famiglia come un organismo in cui ogni organo ha una propria funzione e tutto coopera in modo armonioso
  • Sfruttare le capacità dei singoli componenti
E tutto potrebbe diventare un successo.
Sfidando la realtà Steve Jobs ha seguito le sue passioni e la sua creatività, é riuscito a esprimere il suo carattere nel lavoro nella stessa misura in cui per ognuno di noi é importante esprimere emozioni positive e negative in famiglia.
Come fece Jobs con i suoi dipendenti, anche noi dovremmo scoprire quale e quanta ricchezza c'é nei nostri figli e nelle persone che ci sono più vicine e imparare a valorizzare i loro talenti per il bene della nostra piccola comunità.
I nostri figli non devono essere oppressi pensando a loro come a un foglio bianco su cui scrivere quello che noi, pieni di pregiudizi e di condizionamenti riteniamo giusto. Dobbiamo considerarli come individui non stereotipati, dotati di capacità che ci sono sconosciute e che possono diventare una risorsa per se stessi e per le persone vicine. Ma come é possibile mettere tutti d'accordo?
Nel suo e-book Sara Bassot sottolinea come diventiamo creativi nella misura in cui riusciamo a staccarci dagli schemi.
Prima o poi, in un modo o nell'altro, la personalità di chi ci sta vicino viene fuori.
In futuro le persone che ci stanno accanto e soprattutto i nostri figli potrebbero essere individui felici di avere realizzato qualcosa che a loro interessava o persone eternamente insoddisfatte e arrabbiate con chi a loro é stato vicino per avere dovuto accettare passivamente di seguire un percorso di studi che a loro non interessava o di svolgere un'attività per compiacere altre persone.
L' e-book di Sara Bassot risponde bene a tutti i quesiti relativi alla vita familiare, si ha molto da apprendere da questo libro.
Io l'ho letto con piacere, forse perché condivido in buona parte il pensiero della scrittrice e mi piace il suo stile solare.
In tutti i suoi libri Sara Bassot riesce a infondere molto di se stessa. In modo aperto, comunicativo, ma essenziale quando é necessario, riesce a trasmettere molto del suo bagaglio culturale e soprattutto della sua esperienza concreta di donna e di madre.

La leadership geniale in famiglia” é un libro facile da consultare, un testo che tutti dovrebbero leggere perchè aiuta a considerare tutte le altre persone, e non solo i bambini, senza pregiudizi.



Maria Gangemi

“La leadership geniale in famiglia”: in che modo e perchè é importante reinventare i rapporti familiari.

  Qualche giorno fà, hanno attirato la mia attenzione i risultati di alcuni studi di fisica quantistica che sostengono che non é la realtà a creare la coscienza, ma la coscienza che crea la realtà e che quindi sopravvive alla morte del corpo.
Oggi non é dimostrabile con i nostri mezzi che la coscienza sopravviva o meno al corpo, ma é certo che essa é capace di creare in buona parte la realtà che viviamo con le parole, con le azioni, con il proprio modo di pensare.
Scienza e religione sembrano trovare sempre più argomenti in comune e non é un caso che già da duemila anni i Vangeli riportino frasi come: “Siano i vostri pensieri di bene in ogni tempo”, “Analizzate ogni cosa e ritenete il bene” e “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”.
Se quindi la nostra coscienza influenza la realtà e le persone che ci circondano, quale maggiore peso ha nei confronti di figli che dipendono fisicamente, emotivamente e psichicamente da noi?
Non penso di esagerare, né temo di ripetermi quando dico che il rapporto con i genitori, quello con la famiglia, sono alcuni dei pilastri che contribuiranno a sostenere l'edificio Vita di ogni individuo. Se sono deboli, tutta la struttura potrebbe cedere, se sono solidi e ben costruiti tutto sarà più stabile.
E oggi che i vecchi schemi non funzionano più, é più che mai necessario reinventare la famiglia ed essere genitori, ognuno per il proprio figlio. E' questo che spiega Sara Bassot nel suo e-book “La leadership geniale in famiglia”.
Potremmo allora pensare alla nostra famiglia come alla Apple e applicare alla vita familiare gli stessi principi che Steve Jobs applicò alla sua azienda:
  • Semplificare
  • Stabilire poche regole comprensibili e utili
  • Instillare nei collaboratori la convinzione di potere realizzare l'impossibile
  • Concepire la famiglia come un organismo in cui ogni organo ha una propria funzione e tutto coopera in modo armonioso
  • Sfruttare le capacità dei singoli componenti
E tutto potrebbe diventare un successo.
Sfidando la realtà Steve Jobs ha seguito le sue passioni e la sua creatività, é riuscito a esprimere il suo carattere nel lavoro nella stessa misura in cui per ognuno di noi é importante esprimere emozioni positive e negative in famiglia.
Come fece Jobs con i suoi dipendenti, anche noi dovremmo scoprire quale e quanta ricchezza c'é nei nostri figli e nelle persone che ci sono più vicine e imparare a valorizzare i loro talenti per il bene della nostra piccola comunità.
I nostri figli non devono essere oppressi pensando a loro come a un foglio bianco su cui scrivere quello che noi, pieni di pregiudizi e di condizionamenti riteniamo giusto. Dobbiamo considerarli come individui non stereotipati, dotati di capacità che ci sono sconosciute e che possono diventare una risorsa per se stessi e per le persone vicine. Ma come é possibile mettere tutti d'accordo?
Nel suo e-book Sara Bassot sottolinea come diventiamo creativi nella misura in cui riusciamo a staccarci dagli schemi.
Prima o poi, in un modo o nell'altro, la personalità di chi ci sta vicino viene fuori.
In futuro le persone che ci stanno accanto e soprattutto i nostri figli potrebbero essere individui felici di avere realizzato qualcosa che a loro interessava o persone eternamente insoddisfatte e arrabbiate con chi a loro é stato vicino per avere dovuto accettare passivamente di seguire un percorso di studi che a loro non interessava o di svolgere un'attività per compiacere altre persone.
L' e-book di Sara Bassot risponde bene a tutti i quesiti relativi alla vita familiare, si ha molto da apprendere da questo libro.
Io l'ho letto con piacere, forse perché condivido in buona parte il pensiero della scrittrice e mi piace il suo stile solare.
In tutti i suoi libri Sara Bassot riesce a infondere molto di se stessa. In modo aperto, comunicativo, ma essenziale quando é necessario, riesce a trasmettere molto del suo bagaglio culturale e soprattutto della sua esperienza concreta di donna e di madre.

La leadership geniale in famiglia” é un libro facile da consultare, un testo che tutti dovrebbero leggere perchè aiuta a considerare tutte le altre persone, e non solo i bambini, senza pregiudizi.



Maria Gangemi