domenica 18 novembre 2018

Fruire offline i contenuti della divulgazione pedagogica in rete. Diario di una recensione.

Mi mostrai piuttosto reticente quando mi proposero di leggere Redazione Pedagogica. Non sono pedagogista e non avevo né il tempo, né la voglia di dedicarmi a letture che richiedessero una certa attenzione. La prima impressione che ho avuto infatti, é stata quella di dovere affrontare una lettura noiosa, che non sarei riuscita a portare avanti se non con fatica. Proprio una scocciatura in un momento in cui seccature proprio non ne volevo. Alla fine però, mi convinsi che sarebbe stata un'occasione per arricchire il mio bagaglio culturale e lo richiesi.
Quando l'ho ricevuto, aprendo il pacco ho avuto il piacere di estrarne un libro dalla copertina accattivante. Ho rimosso il cellophane e toccando il libro ne ho ricevuto una sensazione così gradevole, che ho iniziato a passare più volte le mie dita abbronzate sulla copertina patinata opaca, tanto era piacevole al tatto. La copertina é antistress. La grafica e i colori hanno catturato subito anche l'attenzione delle mie bambine. La più piccola mi ha chiesto se potevamo leggerlo subito. Piuttosto intimorita dalla sua espressione, pian piano sono riuscita a dissuaderla e a trattenere le sue manine. Ho appoggiato il libro sulla cassettiera ed é stata la volta della mia figlia maggiore che si é avvicinata per guardarlo meglio e ha letto allegramente: “Silvia Ferrari”. Uno dei tanti autori che passano per la nostra casa. E lei, nella sua mente di bambina di undici anni, ha ben chiaro che chi vorrebbe vivere di scrittura é sempre povero e che viene considerato anche pazzo. Le telefonate di Silvia Ferrari poi, fanno anche parte delle nostre giornate da diversi mesi e io ho avuto modo di conoscere l'autrice e di apprezzarne le spiccate qualità umane.
Finalmente riesco ad iniziare a sfogliare il libro. Cerco di dare una prima occhiata generale, per farmi un'idea di quello che andrò a leggere. Mi chiedo perchè non riesco a separare le pagine, ma mi rendo conto che é un foglio solo. La carta é spessa e resistente, di qualità.
Ne apprezzo subito l'idea, che credo sia completamente nuova: raccogliere in un libro i primi due anni di un sito, per renderlo fruibile a chi con la rete non ha o non vuole avere dimestichezza. Osservo subito però che allo stesso tempo, il libro diventa anche più vicino a chi, come i ragazzi, é abituato alla maniera di comunicare tipica della rete. A vivacizzare l'argomento ci sono testo e immagini a colori, faccine e filastrocche in rima, composizioni dell'autrice che a volte riassumono il nocciolo di alcuni capitoli o riprendono concetti importanti e che sembrano nate dal piacere di comporre e di sentirne il suono. Alcuni concetti vengono esposti prendendo spunto dalla musica e da canzoni di Battiato, di Battisti, da fumetti e da film. Sembra che si possa fare pedagogia anche attraverso questi strumenti. Un modo di comunicare molto vicino ai giovani. Il libro si compone di articoli dell'autrice, interviste e contributi di vari professionisti. Una bibliografia curata conclude ogni capitolo.
Non posso scrivere una recensione convenzionale per un libro di pedagogia che non é convenzionale.
Il libro mi invita alla lettura. Comincio a leggerlo dall'inizio.
Nella prefazione l'autrice parla di se stessa e delle pagine che gestisce, dell'importante ruolo della rete nella divulgazione della personale esperienza pedagogica.
I primi argomenti trattati sono gli anni della scuola dell'infanzia e l'armonia familiare.
Fin dalle prime pagine, emerge in questo modo una pedagogia esposta raccontando se stessa e persone reali. A tratti, sembra un continuo rielaborare il proprio vissuto nel tentativo di comprenderlo meglio e soprattutto per  metterlo a disposizione di tutti coloro che si prendono cura dei bambini, per essere di aiuto alle nuove generazioni.
Rifletto sul fatto che in effetti molti scrivono di educazione, ma non é sufficiente lo studio per scrivere di temi come psicologia o pedagogia. Chi scrive deve conoscere bene l'argomento che vuole trattare e deve avere qualcosa di nuovo da aggiungere. Nel caso di materie come la psicologia o la pedagogia, l'esperienza, integrata allo studio, dona la piena comprensione dei fatti e da quel qualcosa in più da dire anche agli altri, quello che i lettori non sanno, quello che può essere detto meglio, e che é il motivo per cui si scrive.
Io stessa soffrii molto per diversi anni una situazione in cui non riuscivo a spiegarmi i comportamenti di una persona e in cui mi trovai coinvolta, mio malgrado. Dopo molto tempo, per un lavoro, ricevetti dei libri sull'elaborazione del lutto da studiare e lessi riga per riga quello che avevo vissuto e la condizione clinica della persona il cui modo di fare avevo osservato. Studiare quei libri fu leggere chiaramente, parola per parola, quanto avevo visto con i  miei occhi e le cui conseguenze avevo sperimentato sulla mia pelle, con l'aggiunta di spiegazioni scientifiche e dei metodi per uscirne. Fu come il coronamento di una conoscenza già consolidata.
Dunque spesso l'esperienza personale é più eloquente di anni di studio e i libri diventano il completamento della propria formazione.
Nell' intervista che le é  stata fatta e che si trova nel libro, Silvia Ferrari racconta esplicitamente se stessa. L'autrice ha assistito con dolore alla disgregazione della propria famiglia e all'allontanamento del proprio amato papà all'età di soli nove anni. Accanto a lei, vedeva soffrirne e reagire in modo diverso una sorellina della tenera età di due anni. Per molto tempo si é chiesta il perchè di tutto quello che era successo nella sua famiglia. Lei, come tutti i bambini che vivono la separazione dei genitori, li amava entrambi nella stessa misura e seppur bambina, si sforzava di ragionare da adulta e di comprendere le ragioni di entrambi per farsene una ragione, anche se i genitori sono comunque riusciti a separare il loro ruolo di padre e di madre da quello di coppia. E Silvia, fin da bambina, é sempre stata disponibile a comprendere e a collaborare perchè il rapporto genitoriale fosse mantenuto. Dunque i propri tentativi di essere forte, di uscire dalla sofferenza, la propria resilienza, sono stati di certo più eloquenti di quanto ha trovato sui libri negli anni di studio. Anche per lei, gli studi hanno solo completato una conoscenza già consolidata.
Il filo conduttore del libro é quindi il vissuto personale dell'autrice, che di tanto in tanto si affaccia alle pagine per rendere l'argomento più interessante e per fare la materia trattata più concreta. Nell'intervista che le é stata fatta, Silvia Ferrari racconta anche la sua carriera, le giornate vissute a contatto con il mondo del lavoro, la sua esperienza in colonia, i corsi formativi a cui ha partecipato. Accanto a questo, nel libro sono state inserite altre esperienze di persone reali che espongono dinamiche familiari ed esempi di vita in cui tutti possono ritrovarsi, lasciando anche spazio al lettore che può giudicare da sé quali siano le migliori scelte educative, anche in base al proprio ambiente.
É piacevole dedurre in modo autonomo quale possa essere la scelta educativa più adeguata in base alla propria situazione, leggendo storie vere.
Nel libro l'autrice spazia affrontando anche argomenti come l'essere mamma nell'epoca dei social, quando tutti mettono a disposizione degli altri la propria cultura e la propria esperienza, la violenza sulle donne e i nuovi strumenti didattici.
Silvia racconta anche delle collaborazioni che ha scelto per migliorare i contenuti delle pagine e così nel libro, agli articoli si alternano preziose interviste a chi ogni giorno mette a disposizione della consulenza pedagogica la propria sensibilità e le proprie competenze utilizzandole con approcci intelligenti e adeguati. Sono righe che non lasciano spazio a commenti e che dovrebbero solo essere lette.
Immancabile il tema della separazione coniugale che viene affrontato con coraggio, così come il fatto che lascia cicatrici profonde sia nella coppia che nei figli e che sia molto importante riuscire a tenere separati il ruolo genitoriale, che va mantenuto, dal rapporto di coppia fallito.
Il libro tratta anche alcuni temi come l'inclusione dei non vedenti. A partire da un suo esperimento bendata, l'autrice illustra le sensazioni provate e i disagi che incontrano i non vedenti ed elenca gli strumenti a disposizione di queste persone. In queste pagine emerge molta sensibilità e la capacità dell'autrice di empatizzare.
L'approccio pedagogico si può definire dunque piuttosto empirico, invita spesso a dedurre la conoscenze dalla pratica e dagli esperimenti.
Esposto a tratti chiari e concisi anche il legame madre-figlio. Il concetto diventa chiaro nell'esempio di una madre, la madre dell'autrice, che matura e pienamente consapevole, mostra con amore, senza vergogna, le smagliature sul suo corpo come i segni lasciate da quello che é un legame unico, profondo e indelebile.
Silvia Ferrari si servirà ancora nel libro dell'esperienza della madre, che ha lavorato in un reparto di puericultura, in un'intervista in cui il lettore può apprendere nozioni relative alle malattie dei bambini e agli interventi che devono essere praticati.
Mentre espone tutti gli argomenti, il libro intanto diventa anche una lezione di metodo, perchè l'autrice racconta in modo dettagliato le dinamiche delle pagine che ha creato, i criteri che ha utilizzato per la stesura dei propri articoli e nella gestione delle pagine.
Rifletto. I temi trattati non riguardano poche persone. Non può essere un libro di nicchia. Argomenti come la famiglia e i suoi presupposti non sono per niente scontati. L'educazione é di tutti, é per tutti, é un argomento di importanza sociale, di cui tutti dovrebbero leggere. Il ruolo dell'educatore é di fondamentale importanza per il funzionamento della società. Il mondo diventerebbe in pochi anni un posto migliore se si comprendesse il valore del ruolo genitoriale, della professione di educatore, dell'importanza di sapersi prendere cura dei bambini, trascorrendo del tempo di qualità con loro.
Così, attraverso articoli, interviste, brevi recensioni e riassunti di libri fatti bene, con attenzione agli insegnamenti fondamentali che trasmettono, il lettore incontra il concetto di  resilienza, l'etimologia di alcune parole chiave, nozioni di pensiero di Jung e di Freud, i pericoli della rete e le alternative. Vediamo i DSA negli esperimenti e nei racconti di chi li ha gestiti, l'importanza di trascorrere e condividere ore all'aperto per apprendere direttamente dalla natura. Viene esposto anche il sistema delle Daaras e si accenna alla pedagogia africana, un argomento poco conosciuto, ma di grande attualità. Troviamo l'intervista  a un'archeologa e ci chiediamo perchè sia su un libro di pedagogia, ma da essa impariamo nozioni di pedagogia del mondo antico.
L'unico articolo su cui mi trovo un po' in disaccordo, forse per impostazione personale, é quello sulla meditazione. Ritengo che questo tipo di attività rendano le persone piuttosto passive e che i bambini possano impiegare il tempo in modo più proficuo. Per il resto, si tratta di nozioni che dovrebbero fare parte del bagaglio culturale di tutti.
Le ultime righe di pagina 210-211 riassumono un po' il tema portante del libro: nell'operare nel settore pedagogico e dei DSA non contano solo le competenze acquisite, ma soprattutto avere un proprio bagaglio emozionale ed essere disposti ad aiutare.
Concludo che Redazione Pedagogica é un approccio diverso alla pedagogia, adatto anche a chi si avvicina per la prima volta a questo argomento, a chi é riluttante nei confronti di internet, ma anche a chi alla rete é abituato, utilizza un tipo di comunicazione vicino al linguaggio dei giovani, sempre più abituati alla rete e ai social. Il testo si potrebbe proporre nelle scuole per la grafica, perchè é una lettura agevole e adatta a tutti. Tra articoli, contributi di pedagogisti e insegnanti, troviamo concetti di psicologia semplificati, nozioni, riflessioni, consigli di lettura, segnalazioni di pubblicazioni innovative, testimonianze di vita, quasi pagine di diari piacevoli da leggere in cui ognuno può ritrovare una parte di sé e del proprio vissuto. E dietro tutti gli articoli c'é sempre l'autrice come professionista e soprattutto come persona che ha vissuto ciò di cui scrive. In ogni pagina l'autrice dona tanto di se stessa, offrendo, anche attraverso il suo stile e i suoi esperimenti, spunti interessanti anche a chi si appresta a redigere la tesi di laurea.
Il libro si chiude con pagine di citazioni personali. Leggo l'ultima, chiudo il libro e passo le dita sul retro della copertina, con il sincero augurio che un'idea valida come quella di Redazione Pedagogica attragga l'interesse di un editore serio e attento ai cambiamenti.

Maria Gangemi

sabato 15 agosto 2015

“La leadership geniale in famiglia”: in che modo e perchè é importante reinventare i rapporti familiari.

  Qualche giorno fà, hanno attirato la mia attenzione i risultati di alcuni studi di fisica quantistica che sostengono che non é la realtà a creare la coscienza, ma la coscienza che crea la realtà e che quindi sopravvive alla morte del corpo.
Oggi non é dimostrabile con i nostri mezzi che la coscienza sopravviva o meno al corpo, ma é certo che essa é capace di creare in buona parte la realtà che viviamo con le parole, con le azioni, con il proprio modo di pensare.
Scienza e religione sembrano trovare sempre più argomenti in comune e non é un caso che già da duemila anni i Vangeli riportino frasi come: “Siano i vostri pensieri di bene in ogni tempo”, “Analizzate ogni cosa e ritenete il bene” e “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”.
Se quindi la nostra coscienza influenza la realtà e le persone che ci circondano, quale maggiore peso ha nei confronti di figli che dipendono fisicamente, emotivamente e psichicamente da noi?
Non penso di esagerare, né temo di ripetermi quando dico che il rapporto con i genitori, quello con la famiglia, sono alcuni dei pilastri che contribuiranno a sostenere l'edificio Vita di ogni individuo. Se sono deboli, tutta la struttura potrebbe cedere, se sono solidi e ben costruiti tutto sarà più stabile.
E oggi che i vecchi schemi non funzionano più, é più che mai necessario reinventare la famiglia ed essere genitori, ognuno per il proprio figlio. E' questo che spiega Sara Bassot nel suo e-book “La leadership geniale in famiglia”.
Potremmo allora pensare alla nostra famiglia come alla Apple e applicare alla vita familiare gli stessi principi che Steve Jobs applicò alla sua azienda:
  • Semplificare
  • Stabilire poche regole comprensibili e utili
  • Instillare nei collaboratori la convinzione di potere realizzare l'impossibile
  • Concepire la famiglia come un organismo in cui ogni organo ha una propria funzione e tutto coopera in modo armonioso
  • Sfruttare le capacità dei singoli componenti
E tutto potrebbe diventare un successo.
Sfidando la realtà Steve Jobs ha seguito le sue passioni e la sua creatività, é riuscito a esprimere il suo carattere nel lavoro nella stessa misura in cui per ognuno di noi é importante esprimere emozioni positive e negative in famiglia.
Come fece Jobs con i suoi dipendenti, anche noi dovremmo scoprire quale e quanta ricchezza c'é nei nostri figli e nelle persone che ci sono più vicine e imparare a valorizzare i loro talenti per il bene della nostra piccola comunità.
I nostri figli non devono essere oppressi pensando a loro come a un foglio bianco su cui scrivere quello che noi, pieni di pregiudizi e di condizionamenti riteniamo giusto. Dobbiamo considerarli come individui non stereotipati, dotati di capacità che ci sono sconosciute e che possono diventare una risorsa per se stessi e per le persone vicine. Ma come é possibile mettere tutti d'accordo?
Nel suo e-book Sara Bassot sottolinea come diventiamo creativi nella misura in cui riusciamo a staccarci dagli schemi.
Prima o poi, in un modo o nell'altro, la personalità di chi ci sta vicino viene fuori.
In futuro le persone che ci stanno accanto e soprattutto i nostri figli potrebbero essere individui felici di avere realizzato qualcosa che a loro interessava o persone eternamente insoddisfatte e arrabbiate con chi a loro é stato vicino per avere dovuto accettare passivamente di seguire un percorso di studi che a loro non interessava o di svolgere un'attività per compiacere altre persone.
L' e-book di Sara Bassot risponde bene a tutti i quesiti relativi alla vita familiare, si ha molto da apprendere da questo libro.
Io l'ho letto con piacere, forse perché condivido in buona parte il pensiero della scrittrice e mi piace il suo stile solare.
In tutti i suoi libri Sara Bassot riesce a infondere molto di se stessa. In modo aperto, comunicativo, ma essenziale quando é necessario, riesce a trasmettere molto del suo bagaglio culturale e soprattutto della sua esperienza concreta di donna e di madre.

La leadership geniale in famiglia” é un libro facile da consultare, un testo che tutti dovrebbero leggere perchè aiuta a considerare tutte le altre persone, e non solo i bambini, senza pregiudizi.



Maria Gangemi

“La leadership geniale in famiglia”: in che modo e perchè é importante reinventare i rapporti familiari.

  Qualche giorno fà, hanno attirato la mia attenzione i risultati di alcuni studi di fisica quantistica che sostengono che non é la realtà a creare la coscienza, ma la coscienza che crea la realtà e che quindi sopravvive alla morte del corpo.
Oggi non é dimostrabile con i nostri mezzi che la coscienza sopravviva o meno al corpo, ma é certo che essa é capace di creare in buona parte la realtà che viviamo con le parole, con le azioni, con il proprio modo di pensare.
Scienza e religione sembrano trovare sempre più argomenti in comune e non é un caso che già da duemila anni i Vangeli riportino frasi come: “Siano i vostri pensieri di bene in ogni tempo”, “Analizzate ogni cosa e ritenete il bene” e “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”.
Se quindi la nostra coscienza influenza la realtà e le persone che ci circondano, quale maggiore peso ha nei confronti di figli che dipendono fisicamente, emotivamente e psichicamente da noi?
Non penso di esagerare, né temo di ripetermi quando dico che il rapporto con i genitori, quello con la famiglia, sono alcuni dei pilastri che contribuiranno a sostenere l'edificio Vita di ogni individuo. Se sono deboli, tutta la struttura potrebbe cedere, se sono solidi e ben costruiti tutto sarà più stabile.
E oggi che i vecchi schemi non funzionano più, é più che mai necessario reinventare la famiglia ed essere genitori, ognuno per il proprio figlio. E' questo che spiega Sara Bassot nel suo e-book “La leadership geniale in famiglia”.
Potremmo allora pensare alla nostra famiglia come alla Apple e applicare alla vita familiare gli stessi principi che Steve Jobs applicò alla sua azienda:
  • Semplificare
  • Stabilire poche regole comprensibili e utili
  • Instillare nei collaboratori la convinzione di potere realizzare l'impossibile
  • Concepire la famiglia come un organismo in cui ogni organo ha una propria funzione e tutto coopera in modo armonioso
  • Sfruttare le capacità dei singoli componenti
E tutto potrebbe diventare un successo.
Sfidando la realtà Steve Jobs ha seguito le sue passioni e la sua creatività, é riuscito a esprimere il suo carattere nel lavoro nella stessa misura in cui per ognuno di noi é importante esprimere emozioni positive e negative in famiglia.
Come fece Jobs con i suoi dipendenti, anche noi dovremmo scoprire quale e quanta ricchezza c'é nei nostri figli e nelle persone che ci sono più vicine e imparare a valorizzare i loro talenti per il bene della nostra piccola comunità.
I nostri figli non devono essere oppressi pensando a loro come a un foglio bianco su cui scrivere quello che noi, pieni di pregiudizi e di condizionamenti riteniamo giusto. Dobbiamo considerarli come individui non stereotipati, dotati di capacità che ci sono sconosciute e che possono diventare una risorsa per se stessi e per le persone vicine. Ma come é possibile mettere tutti d'accordo?
Nel suo e-book Sara Bassot sottolinea come diventiamo creativi nella misura in cui riusciamo a staccarci dagli schemi.
Prima o poi, in un modo o nell'altro, la personalità di chi ci sta vicino viene fuori.
In futuro le persone che ci stanno accanto e soprattutto i nostri figli potrebbero essere individui felici di avere realizzato qualcosa che a loro interessava o persone eternamente insoddisfatte e arrabbiate con chi a loro é stato vicino per avere dovuto accettare passivamente di seguire un percorso di studi che a loro non interessava o di svolgere un'attività per compiacere altre persone.
L' e-book di Sara Bassot risponde bene a tutti i quesiti relativi alla vita familiare, si ha molto da apprendere da questo libro.
Io l'ho letto con piacere, forse perché condivido in buona parte il pensiero della scrittrice e mi piace il suo stile solare.
In tutti i suoi libri Sara Bassot riesce a infondere molto di se stessa. In modo aperto, comunicativo, ma essenziale quando é necessario, riesce a trasmettere molto del suo bagaglio culturale e soprattutto della sua esperienza concreta di donna e di madre.

La leadership geniale in famiglia” é un libro facile da consultare, un testo che tutti dovrebbero leggere perchè aiuta a considerare tutte le altre persone, e non solo i bambini, senza pregiudizi.



Maria Gangemi

mercoledì 11 marzo 2015

Una storia per il grande schermo: "Il Tribuno Pretoriano" di Pino Campo

Bella e appassionante la storia narrata in questo romanzo storico di Pino Campo, dove una folla di personaggi, animati da ideali diversi o da passioni molto terrene come la sete di potere, si muovono e interagiscono per perseguire i loro scopi o solo per proteggere le persone che amano; tessendo intanto una storia ricca di intrighi e di sorprese in cui aleggiano sempre suspense e sospetto, all'interno di quello che é un perfetto spaccato dell'epoca imperiale. Le vicende personali si intrecciano con la storia dell'impero senza il quale non avrebbero potuto essere.
A fare da filo conduttore al romanzo, due forze che in un certo senso sono simili e che nello stesso tempo si contrappongono: da una parte l'amore terreno, dall'altra la ricerca del trascendente. Da un lato c'é l'amore per una donna di nome Dacia, un sentimento tutto carnale che arriva al primo incontro “come un diretto allo stomaco” e che é soprattutto tormento, dall'altro la vocazione, una non ben definita chiamata pronunciata da una voce che si distingue da tutte le altre per il tono gioioso e determinato, che diventa sempre più chiara e acquista sempre più senso donando il riposo e che costituirà l'unico spiraglio di luce nel mondo corrotto che viene descritto.
La storia é quella del giovane e coraggioso lucano Livio Ventidio che, mosso dalla sete di conoscenza, si arruola nell'esercito imperiale e, distinguendosi per le sue abilità in combattimento, viene assoldato per uccidere Diocleziano. Per compiere la sua missione, dovrà affrontare un lungo e pericoloso viaggio in Oriente dove incontrerà Teodoro e Dacia: la vocazione e l'amore. Queste due forze torneranno di continuo in soccorso del protagonista nei momenti più bui del suo cammino, in particolare le parole del giovane Teodoro gli torneranno sempre in mente infondendogli coraggio nei momenti più difficili, come quando si accorge di essere spiato.
Nei primi capitoli la narrazione é un po' appesantita dall'abbondanza di fatti tratteggiati e dai dettagli storici, poi, a partire dal quattordicesimo capitolo il ritmo della narrazione si fa più intenso, gli intrighi si fanno più fitti e gli eventi delineati nei primi capitoli acquistano sempre più senso e prendono forma per compiere il lavoro abbozzato nelle prime pagine dallo scrittore.
Livio comprenderà sempre di più la sua vera missione dal momento in cui scamperà miracolosamente a un'imboscata e non gli verrà dato il colpo di grazia per mancanza di tempo. Attraverso le vicende e gli incontri, soprattutto quello con Ifesto, la vocazione troverà sempre più spazio nel cuore di Livio mentre pian piano l'amore terreno sembrerà affievolirsi. Nel romanzo però trionfano i sentimenti umani e terreni e la chiamata rimarrà solo una chiamata fino all'ultima pagina lasciando intravedere un compimento nel futuro.
Fin dall'inizio abbondano i dati storici, facendo trasparire il certosino lavoro di ricerca dell'autore che si concretizza nelle meticolose descrizioni dei luoghi, delle armature, del funzionamento di tutti gli aspetti della società dell'epoca, sia per quello che riguarda i costumi dei romani che per quanto concerne i barbari e soprattutto negli usi militari.
Interessante la descrizione dei personaggi femminili, che non vengono tratteggiati solo attraverso le caratteristiche fisiche, ma anche con la percezione dei sensi.
Tra gli episodi emergono per bellezza il toccante incontro di Dacia con il padre e soprattutto il momento in cui l'uomo recupera la memoria.
Questo libro costituisce un modo interessante per raccontare un personaggio e un periodo storico. Un romanzo consigliato a tutti, in particolare agli studenti, a chi ama accostarsi alla storia e al mondo classico senza noia e senza sentirlo troppo distante o solo a chi ama le storie intricate.
La domanda che sorge leggendo queste pagine é quale sia il prezzo che si é disposti a pagare per soddisfare la propria curiosità, visto che sono molti i soldati che, come il protagonista del romanzo, si arruolano per sete di conoscenza.
Tanta é la ricchezza di dettagli storici, così tanti i personaggi, le battaglie e gli eventi narrati, le storie che si intrecciano, che dal romanzo si potrebbe trarre una storia di successo per il grande schermo.

Maria Gangemi






venerdì 25 febbraio 2011

Stati Uniti sotto shock: nella clinica abortista bambini massacrati

Gli Stati Uniti sono sotto shock per una vicenda che riguarda ancora le cliniche abortiste. Sotto accusa è anche finito Kermit Gosnell, noto medico abortista di Philadelphia, specializzato in aborti tardivi da ben 30 anni, incriminato -assieme alla moglie e a nove suoi collaboratori- per la morte di una paziente, Karnamaya Mongar, e per aver ucciso sette bambini nati vivi nella sua clinica di salute, la Gosnell West Philadelphia Women’s Medical Society. La relazione della Grand Jury, reperibile qui,ha rilevato che i bambini sono stati fatti nascere per poi essere massacrati tagliando loro il midollo spinale con delle forbici. La crudeltà degli episodi ha spinto l’Arcidiocesi di Philadelphia ad intervenire dichiarando che: «Le ripetute azioni di Dr Gosnell e il suo staff sono ripugnanti e intrinsecamente malefiche nel loro disprezzo per la vita del nascituro e il benessere delle donne che hanno cercato i loro servizi. Siamo pronti ad assistere con servizi di supporto le donne che hanno subito questi aborti e siamo pronti ad offrire degna sepoltura ai bambini abortiti». Il procuratore distrettuale Seth Williams ha dichiarato in una nota che i bambini erano «vivi e in salute». Inoltre ha parlato della probabilità che centinaia di altri bambini siano morti nella clinica tra il 1979 e il 2010.
Williams ha anche aggiunto che nell’incursione dell’FBI, gli agenti hanno trovato, sparsi per tutta la clinica, dei vasi con piedi di bambini, contenitori come brocche di latte, recipienti per cibo dei gatti e sacchetti, contenenti feti abortiti. Mobili e pavimenti erano macchiati di sangue e urina. Molti membri del personale sono stati inoltre trovati privi di licenza. In un rapporto di 260 pagine, la grande giuria ha definito la clinica un «ossario per bambini». Il rapporto contiene vivide descrizioni delle procedure e foto dei bambini morti (o almeno dei loro resti). Come si è detto, la clinica abortista procurava frequentemente aborti a bambini di 24-32 settimane di gestazione, nonostante per le legge della Pennsylvania fosse vietato. Gli agenti dell’FBI hanno descritto la struttura abortista con termini come “deplorevole”, “sporca”, “disgustosa” e “insalubre, molto arretrata, orrenda”, si legge sempre nel rapporto. Un tanfo di urina riempiva l’aria mentre feci di gatto si trovavano sulle scale. I membri del personale (tra cul la moglie di Gosnell) sono accusati di omicidio, aborto illegale, cospirazione, racket, ostacolo dell’accusa, manomissione, ostruzione alla giustizia, furto con inganno, falsa testimonianza e corruzione di un minore. La giuria ha quindi proposto raccomandazioni per i governi statali e locali a prendere in considerazione la possibilità di modificare e disciplinare il lavoro all’interno delle cliniche abortiste.

http://www.nocensura.com/2011/02/stati-uniti-sotto-shock-nella-clinica.html